Chiudendo le grandi mostre organizzate a Brescia da Goldin si è distrutto un progetto culturale ed economico che aveva bisogno di consolidarsi per definirsi compiuto. Sono stato a Vicenza, a visitare la mostra Tutankhamon Caravaggio Van Gogh. La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento , collocata nella Basilica Palladiana. Un gioiello il contenitore, una meraviglia la mostra. Conoscendo la bravura di Marco Goldin, mi incuriosiva capire come aveva potuto mettere insieme Tutankhamon e le espressioni artistiche di grandi pittori, lungo i secoli, fino ai giorni nostri, cosa lo aveva guidato e perché aveva intrapreso questo percorso, difficile e un po' strano di primo acchito. Le risposte le ho trovate visitando la mostra e poteva essere solo così. Perché quella che ho potuto ammirare, insieme a tante migliaia di persone, non è una mostra comune, pure importante per le opere esposte, pur ben organizzata, pur ben promossa. La mostra che ho visto è molto, molto di più della solita mostra. Comincio col dire che è stata una fortuna poterla vedere perché trattasi, secondo me, di una realizzazione nuova, quasi di tipo sperimentale, a cui Goldin, pensandoci bene e paragonandola con altre sue precedenti, tendeva non da adesso a realizzare. Le opere esposte vanno dagli oggetti archeologici dell'antico Egitto alle tele contemporanee di grandi pittori, passando dal '500 al '600, con Palma il Vecchio, El Greco, Caravaggio, Zurbarán, ecc. e poi ai tanto cari impressionisti (per Goldin e non solo per lui) come Van Gogh, Monet, Gauguin, fino ad arrivare a Lopez Garcia Music e tanti altri. La novità di questa mostra è che non sai bene se è più importante la sfilata delle opere oppure il testo del racconto illustrato a tratti con le lunghe didascalie a fianco delle opere stesse e più compiutamente sul catalogo, per cui si può arrivare a chiedersi se il catalogo serve per illustrare la mostra oppure se sono le opere che, per la loro disposizione e per i soggetti rappresentati, servono all'illustrazione e alla poesia. Perché è talmente alta, a mio avviso, la dimensione artistica di quanto e di come scrive Goldin che il dubbio, un po' paradossalmente, può venire. Nel confronto, impossibile, tra le opere esposte e la poetica descrizione, si fa fatica a dire qual è la prima utilizzata per valorizzare la seconda o viceversa. Sembrerebbe proprio di capire che Goldin è arrivato a questa mostra non solo con l'obiettivo di realizzare un evento, il migliore possibile, com'è nel suo stile e nella sua esperienza, ma ci è arrivato nascondendo un'altro scopo, che trapela tra le pieghe. Goldin ha voluto rispondere a una sua esigenza interiore, che aveva bisogno di esprimere. Il filone è quello chiaroscuro della notte, che si dipana, che non è mai completamente buia anche quando c'è burrasca, perché poi c'è un po' di luna, oppure l'ultima luce del tramonto o prima dell'alba e lì interviene l'arte espressa dell'oggetto, della tela, delle figure, dei colori usati con perizia unica, mai completamente riproducibile. Queste sono le sensazioni che ho provato visitando la mostra ed ancora ringrazio di questo dono. Mi dispiace che Brescia, la città in cui vivo e dove Goldin ha lavorato per alcuni anni, dando molto di sé e della sua personalità, non abbia ritenuto di continuare una collaborazione che per la città aveva significato il primo posto in Italia per numero di visitatori di mostre per ben tre anni consecutivi e aveva visto il 10 di visitatori su circa 450 mila in un solo semestre (dati Ipsos) fermarsi almeno una notte. La collaborazione interrotta con Brescia, anche se c'è sempre la speranza di poterla riprendere, fu giocata superficialmente sul cambio di indirizzo politico della giunta municipale. Goldin, Linea d'Ombra che è la sua società, la Fondazione Cab che sosteneva le grandi mostre non c'entravano niente con la politica, ma purtroppo certe cose succedono. A sostegno di chi subentrava in giunta e contro chi andava via c'era una turba di invidiosi e di personaggi che pensavano di prendere l'eredità di Goldin e del suo operare. Così si è distrutto un progetto culturale e anche economico che aveva bisogno di consolidarsi per definirsi compiuto. L'attuale giunta comunale, che ha cambiato ancora indirizzo politico, si è trovata in mano macerie di tutti i tipi, materiali (Pinacoteca, Santa Giulia) e immateriali (pessimismo, disillusioni). Le prime fatte di difficoltà economiche e le seconde di rapporti anche personali. L'augurio è che il tempo e la buona volontà aiutino a superare queste difficoltà, aiutino a ricominciare. Il consolidarsi della nuova amministrazione e la nuova gestione della Fondazione Brescia Musei fanno ben sperare.