Riparte il dibattito dopo l'apertura di Franceschini. Il «niet» dell'archeologa VERONA. «Et vela erunt!», ovvero «Ci saranno anche i velari!» dichiaravano orgogliosi i romani per invogliare il pubblico ad assistere agli spettacoli negli anfiteatri, garantendo alle persone il riparo dal sole. «Infatti, in quasi tutti gli edifici antichi concepiti per gli spettacoli, dei teloni avrebbero ombreggiato almeno in parte gli spettatori». A raccontarlo è Patrizia Basso, archeologa e docente all'Università di Verona decisamente contraria, proprio in virtù di questa disamina storica, all'ipotesi di coprire l'anfiteatro cittadino. Ipotesi in merito alla quale è stato anche lanciato un concorso di idee e della quale il ministro Franceschini parlerà lunedì con il sindaco Tosi. L'archeologa chiarisce infatti che nessuno degli edifici noti prevedeva una copertura che garantisse la protezione dalla pioggia e tanto più dell'area dove lo spettacolo andava in scena. «Voler coprire l'Arena di Verona spiega la professoressa Basso edificio sul quale tra l'altro non abbiamo conferma dell'esistenza originaria dei velari, di solito comunque presenti, equivarrebbe a snaturare l'originalità della struttura e a inficiare la possibilità di conoscenza del pubblico. Ciò che si costruirebbe sarebbe infatti un falso storico che non aiuterebbe certo a comprendere il significato del monumento e la sua storia». Patrizia Basso è autrice di un volume dedicato a «Teatri, anfiteatri e circhi della Venezia romana» in cui la studiosa esamina puntualmente la questione del riuso in epoche diverse di questa tipologia di edifici. «Nessuno degli edifici per spettacoli antichi ha avuto un ininterrotto utilizzo per questo fine spiega perché in epoca Medievale la passione per lo spettacolo così come intesa dai romani non esisteva. Ma tutti sono oggi riutilizzati in questo senso, e io non sono certo contraria, anzi: ritengo che continuare a utilizzare nel senso originario strutture che hanno resistito al tempo per duemila anni, sia l'unico modo per tenerle ancora vive, per mantenere la loro fisicità materiale, come i casi di Arles o Nimes dimostrano. Ma nessuno di questi anfiteatri è stato coperto». Patrizia Basso fa riferimento anche al caso del Colosseo: «Uno studioso di valore come Manacorda ha molto recentemente proposto di coprire con sabbia i sotterranei del Colosseo, ora esposti. Questa è una proposta che avrebbe un senso, perché il suo scopo sarebbe di riportare il monumento nella situazione originaria, così come concepita dai romani, che aumenterebbe le possibilità di conoscenza. Invece nel caso della proposta di copertura dell'Arena di Verona si creerebbe un falso storico a scopo funzionale, non conservativo né conoscitivo. Credo inoltre che sia veramente difficile pensare a qualcosa, date le dimensioni dell'Arena, che non sia estremamente pesante». Intanto il Soprintendente a Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè commenta così le parole, possibiliste, del ministro Franceschini: «non mi pare ci siano novità nella posizione del Ministro. La copertura dell'Arena è teoricamente possibile, come quasi tutto al mondo, ma praticamente impossibile è realizzare la sua compatibilità con la tutela e il decoro del monumento in sé, che non è mero contenitore di spettacoli di vario genere e qualità ma anche bene culturale a sé stante, la cui corretta fruizione e valorizzazione in quanto tale va garantita e non trascurata come purtroppo finora è stato. E, ripeto, non sto parlando di mera tutela, ma di pura valorizzazione. Archeologica però e non spettacolare».