Pugno di ferro della Soprintendenza: non hanno titolo legittimo. Entro quattro mesi le 13 famiglie dovranno lasciare il sito vanvitelliano. Gli immobili liberati saranno restituiti all'attività museale NAPOLI. Quattro mesi di tempo per abbandonare quegli alloggi, che per la legge sarebbero stati abitati ben oltre il lecito consentito. Poi partiranno gli sfratti esecutivi che, nella teoria, pendono già dallo scorso anno come una spada di Damocle sulla testa di tredici nuclei familiari che li occupano. I destinatari delle lettere di preavviso sono gli inquilini di dimore che sorgono nel perimetro del parco della Reggia di Caserta e, in un paio di casi, di alloggi che sono proprio all'interno del monumento vanvitelliano. A loro sono state recapitate le missive della Soprintendenza ai Beni culturali dopo l'iniziativa della procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che nel giugno dello scorso anno aveva aperto uno squarcio sulla vicenda. Le indagini delegate ai carabinieri del Comando provinciale di Caserta avevano infatti consentito di fare luce su come una parte delle famiglie che godevano ancora del privilegio di poter occupare alcuni di quegli alloggi avevano in realtà visto estinguersi ogni diritto da anni per i motivi più svariati: o perché congiunti di ex dipendenti della Soprintendenza ormai defunti o perché semplicemente da tempo collocati in pensione. Nel primo caso come nel secondo, vedove e altri familiari non erano più legittimati a conservare il diritto di restare in quelle dimore. Che nel frattempo, complice anche la circostanza che erano al riparo del verde rigoglioso o addossate ai muri che segnano il confine del parco della Reggia, avevano visto sorgere anche opere e manufatti semovibili e fissi senza alcun permesso (come rimesse per auto e steccati in cui erano ospitati animali da cortile). Per anni si era assistito a denunce di visitatori che, addentrandosi anche là dove non sarebbe consentito arrivare, avevano portato alla luce una serie di abusi attraverso foto e video. L'iniziativa della procura della Repubblica, tuttavia, è nata dietro alcuni reportage giornalistici. E la vicenda prefigura anche altri tipi di pendenze da parte degli inquilini «illegittimi»: viene ipotizzato, infatti, anche un presunto danno erariale. Dal 1974, anno a partire dal quale a queste famiglie è stato concesso di occupare gli alloggi, il canone di affitto degli stessi non era più stato ritoccato. Oggi venivano corrisposti ancora «soli» 150 euro mensili mentre si pensa che alla luce delle rivalutazioni degli stessi alloggi, anche in considerazione della loro ubicazione, i fitti avrebbero dovuto superare i 1000 euro al mese. È notizia di ieri che una parte degli inquilini destinatari delle lettere di preavviso degli sfratti impugneranno l'iniziativa della Soprintendenza, rivolgendosi a dei legali. Soprintendenza la quale si dice invece convinta che a differenza di altri «inviti» ad abbandonare le case rivolti in passato alle famiglie e caduti nel vuoto, stavolta sarà diverso. Quegli alloggi verranno utilizzati, là dove possibile, per scopi museali.