La battaglia giudiziaria sul tracciato della linea C della metropolitana divide il movimento ambientalista, una parte del quale si schiera a fianco delle scelte dell'amministrazione comunale. E il centrodestra, pur cercando di interpretare una linea di opposizione costruttiva, difende, invece le iniziative di «Italia nostra» che ha presentato un ricorso al Tribunale arnministrativo regionale. Dal canto suo, il sindaco Veltroni, non ha dubbi nel prendere posizione in difesa delle scelte operate dal suo predecessore Francesco Rutelli, nonostante il fatto che finora non sia stato ancora aperto un cantiere, a fronte degli stanziamenti assicurati dal governo Berlusconi. «Prima si fa la metro C a Roma - ha detto ieri Veltroni -e meglio sarà per tutto: per il traffico, per l'ambiente e per la vita dei cittadini». «Speriamo che non si interrompa nulla - ha aggiunto il sindaco -. Roma ha aspettato anche troppo tempo. Si è fatto un grande lavoro con le sovrintendenze, si è tenuto conto di tutte le osservazioni. Hanno presentato un altro progetto ma l'amministrazione ha ritenuto fosse migliore il nostro». Sulle stesse posizioni anche Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, per il quale «la linea C della metropolitana è utile, necessaria e indispensabile. Per noi la priorità è che la metro C si faccia». «Se l'esito del ricorso sarà positivo - ha continuato Della Seta - bloccherà le procedure e i romani dovranno aspettare ancora prima che i cantieri possano (...) partire e quindi continueranno a spostarsi in città con l'automobile». Ma Marco Marsilio, consigliere comunale di Alleanza nazionale, difende i motivi che hanno portato al ricorso: «Italia nostra - ha detto - è sotto attacco di associazioni ambientaliste che si sono dimostrate da anni come quinte colonne di partiti e amministrazioni locali di sinistra. Per questo non le viene perdonata la sua cristallina intransigenza». «Non si tratta - ha aggiunto l'esponente di An - solo della Metro C, per la quale è giusto ricordare che se si fosse seguito il progetto di Italia Nostra avremmo avuto una nuova linea già in funzione da cinque anni; al contrario, fu Rutelli a volere testardamente perseguire il progetto attuale, enormemente più costoso, che ha portato come risultato a non avere nemmeno un cantiere aperto a un lustro dopo il Giubileo. Legambiente, "rutelliana e veltroniana" fino all'osso - ha spiegato Marsilio - non perdona a Italia nostra le campagne critiche contro i lavori dell'Ara Pacis appaltati senza concorso, non le perdona di aver sbugiardato il sindaco exverde sulla cementificazione di Tor Marancia». «Dove erano - si chiede ancora Marsilio - le cosiddette associazioni ambientaliste, fatta eccezione per Italia nostra, quando si consumavano certi scempi ai danni del patrimonio architettonico e ambientale della città? La costituzione in giudizio contro Italia nostra sembra prefigurare un ulteriore passo per tappare la bocca a una delle poche associazioni ambientaliste cha ancora ragionano in autonomia dai partiti, e che conservano il pregio di dialogare con tutti i settori della politica e della società civile senza pregiudizi: non vorrei - ha concluso Marsilio - che si tentasse di mettere il bavaglio al dissenso, criminalizzandone l'operato».