L'amministrazione comunale di Monte Argentario ha chiuso il 2014 con un atto di attenzione alla cultura e all'archeologia. Il responsabile della soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana ha informato il Comune che si è concluso l'intervento di restauro, al Centro del Legno Bagnato di Pisa, degli ultimi reperti lignei appartenenti al complesso del relitto arcaico di nave oneraria trovato nelle acque di Giglio Campese destinato ad essere esposto nella Fortezza Spagnola di Porto Santo Stefano, insieme al resto dello scafo. Gli oggetti recuperati e completamente restaurati consistono in frammenti contigui della chiglia (metri 2,05) e in tavole di fasciame. I reperti necessitano, per la particolare rarità, della collocazione in un contenitore che ne salvaguardi l'integrità. La vetrina, in coerenza con altre basi dell'esposizione, sarà collocata lungo una parete artificiale della sala 10 della Fortezza Spagnola, al secondo piano, che già ospita gli altri reperti dello stesso complesso. Un progetto riguardante il contenitoreteca è stato inviato e consigliato - dalla stessa Soprintendenza. In conseguenza di ciò l'amministrazione del promontorio ha provveduto a richiedere un preventivo per la realizzazione del contenitore a tutte le ditte segnalate. Tra i preventivi ricevuti è risultato più conveniente quello arrivato dalla ditta Vanelli Mauro Claudio snc di Grosseto che chiede la somma di 2.750 euro più Iva. Il prezzo è stato ritenuto congruo per una teca con base in legno verniciato alta 40 centimetri, e vetrina trapezoidale, in policarbonato trasparente da 5 millimetri. Per cui l'amministrazione comunale ha impegnato la somma complessiva di 3.355 euro per la fornitura del contenitoreteca di cui si parla. Questi reperti renderanno preziosissima l'esposizione che, se ben presentata, potrà attirare in fortezza un buon flusso di visitatori (studiosi, esperti, e semplici turisti), diventando assieme agli altri oggetti in mostra nella sala numero 10,un punto di riferimento interessantissimo per tutti. Qualche volta si ha l'impressione che non sia valorizzato adeguatamente tutto l'affascinante materiale di archeologia subacquea conservato in Fortezza, che è di enorme interesse, in primis per la rilevazione delle tecniche di costruzione navale in uso 20 secoli fa, poi perché tutto è riportato in superficie dalle profondità marine dopo secoli di permanenza sui fondali dell'isola del Giglio e dell'Argentario. (r.w.)