Il Castello di Schisò, antico baluardo di Naxos Giardini. Il Castello di Schisò, l'antico baluardo di Naxos, dopo anni di abbandono e incuria torna a nuova vita, grazie a lavori di restauro e risanamento conservativo su alcune porzioni dell'edificio, in attesa di un restauro completo che ne possa rilanciare a pieno le potenzialità turistico-culturali. La residenza gentilizia, che oggi si osserva sul nero banco di roccia lavica preistorica, scherma le vestigia di un'austera fortezza con tutte le tracce del passato. Secondo recenti studi dell'arch. Daniele Raneri, la vicinanza con altri siti archeologici monumentali - come la rocca di Calatabiano e le fortificazioni di Taormina e Castelmola - evidenzierebbe un filo conduttore comune a queste località. Bisogna retrodatare l'esistenza della prima cinta muraria almeno all'epoca bizantina. L'impianto originario, che proteggeva una piccola insenatura, era un quadrilatero. Si trattava, con buona probabilità, di un "centenarium", una piccola fortificazione costiera in uso nella tarda romanità con il lato lungo verso lo strapiombo sul mare. Ai vertici, robuste torri circolari e un bastione angolare secondo un tipico schema dell'epoca. Il mare a quel tempo batteva direttamente sugli scogli sottostanti. Dalle strettissime feritoie si potevano lanciare le saette direttamente contro gli assalitori della baia di Naxos. Un'eco di quel tempo all'interno, ancora oggi, è la cappella dedicata a San Pantaleone, un santo orientale martirizzato nel 305 d. C. sotto l'Augusto d'Oriente Massimiano Galerio. Agli inizi del X secolo il castello cade in mano araba e, un secolo dopo, il generale bizantino Giorgio Maniace lo riconquista, come testimonia un'antica miniatura del XII secolo redatta presso il monastero di "San Salvatore in Lingua Phari" di Messina. Del periodo normanno ci resta una suggestiva sala con una trave maestra di solido castagno. Qui sono intagliate due pregevoli croci romaniche con motivi decorativi a zig zag. Nel XIV secolo, in prossimità della piccola insenatura, per assicurare una migliore difesa, viene realizzata la torre quadrata con le sue splendide volte a crociera ogivali. Il maniero appartiene alla nobile famiglia degli Statella. Nella seconda metà del '500 un noto geografo militare al servizio di Filippo II lo rappresenta in un pregevole acquerello e parla delle sue bocche da fuoco. Nelle tenute circostanti si coltiva la canna da zucchero con certezza fino al 1821. Nella seconda metà dell'800 Giovanni De Spuches, marchese di Schisò, fa inglobare i resti delle fortificazioni e degli edifici medievali per realizzare una grande residenza con annessi opifici legati alla diffusione degli agrumeti. Per un brevissimo periodo appartiene alla casata dei Lombardo Alonço e, nel 1910, il castello passa alla famiglia Paladino, che ancora oggi ne è proprietaria. Oggi parte del preziosissimo monumento è in restauro sotto la direzione dell'arch. Daniele Raneri e dell'ing. Sebastiano Di Prima e presto aprirà le porte ai visitatori. Salvatore Zappulla 09012015
SICILIA - L'antico baluardo di Naxos si prepara a riaprire le porte ai visitatori
Il Castello di Schisò, un antico baluardo di Naxos, è stato oggetto di lavori di restauro e risanamento conservativo. La residenza gentilizia, che si trova sul nero banco di roccia lavica preistorica, nasconde le vestigia di un'austera fortezza con tracce del passato. Secondo gli studi dell'arch. Daniele Raneri, la vicinanza con altri siti archeologici monumentali suggerisce un filo conduttore comune. L'esistenza della prima cinta muraria risale all'epoca bizantina. L'impianto originario proteggeva una piccola insenatura con torri circolari e un bastione angolare.
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