Assistiamo oggi all'ennesimo proclama proveniente da più pulpiti, sia a livello regionale che nazionale: cambiamo leggi e prassi, riformiamo a tutti i costi e le cose funzioneranno meglio «Beni culturali, adesso basta con i proclami» Assistiamo oggi all'ennesimo proclama proveniente da più pulpiti, sia a livello regionale che nazionale: cambiamo leggi e prassi, riformiamo a tutti i costi e le cose funzioneranno meglio. Ed intanto altri mesi ed anni per riorganizzare una macchina amministrativa che non ha bisogno di essere stravolta da nuova legislazione che innova le procedure solo nella forma ma non nella sostanza con la conseguenza che avremo l'alibi dei tempi di assimilazione di nuove leggi e prassi per fare poco o niente anche per i prossimi anni. In Sicilia i Beni culturali potrebbero essere meglio gestiti quando si pensa che lo Statuto Speciale assegna totale autonomia di gestione alla Regione in questa materia. Ed invece non è così. E' sempre mancata una vera cabina di regia del settore, vi è sempre stata molta distanza tra il potenziale di sviluppo del Patrimonio culturale e lo sviluppo economico della Collettività. Ma non è mancata solo la capacità di progettare la valorizzazione dell'immenso Patrimonio culturale regionale. E' mancato, cosa ancora più grave, lo spirito di conservazione dell'integrità dei tanti monumenti e beni paesaggistici regionali lasciati nell'abbandono per incuria di quanti in passato sono stati chiamati a gestirli per cui, oggi, la Sicilia rischia la revoca dei riconoscimenti dell'Unesco della Sicilia sudorientale. Immaginiamo solo per un attimo le conseguenze della paventata revoca del riconoscimento Unesco. Lo sperpero di denaro pubblico e la perdita di risorse comunitarie ne sono la conseguenza. Proprio il settore dei Beni culturali è tra quelli della pubblica amministrazione che ha subito negli ultimi trent'anni le minori modifiche ed innovazioni legislative e tecnologiche. In Sicilia è arrivato il tempo di cambiare direzione, di avere il coraggio del cambiamento. Ciò che serve sono poche modifiche significative tra cui l'assunzione di precise responsabilità a tutti i livelli, da quelli che rivestono posizioni apicali a quelli prettamente esecutivi. Chi non è capace o non è preparato deve essere rimosso o impegnato in altre funzioni. E' necessario inoltre velocizzare le procedure, semplificandole. Spesso però la lentezza dell'iter dipende dalla incapacità di assumersi le responsabilità che il ruolo organico assegna al funzionario, frutto della mancanza di competenza professionale e di adeguata conoscenza della normativa dovuta anche all'assenza di formazione ed aggiornamento dei dipendenti della P. A. Per non parlare poi del reclutamento e degli incarichi a soggetti chiave nei processi di gestione del Patrimonio culturale. Vi è la necessità di avere sovrintendenti e direttori di musei bravi nella tutela dei beni e altrettanto bravi a fare i manager della valorizzazione degli stessi beni, per creare sistemi culturali locali tra soggetti pubblici e privati per valorizzare le risorse materiali ed immateriali esistenti nel territorio e mettere in pratica quello che viene definito SLOT, Sistema Locale di Offerta Turistica come forma di aggregazione territoriale tra il Patrimonio culturale (che comprende non solo i beni archeologici, naturalistici ed artistici ma anche i beni immateriali come le tradizioni e l'enogastronomia locale) e le dotazioni ed i servizi turistici esistenti nell'area geografica interessata in grado di proporre al turista un'offerta integrata ed articolata che si caratterizza per l'originalità ed unicità delle risorse e della cultura locale. E' necessario avere risorse umane che abbiano le capacità di interpretare un nuovo modo di fare turismo culturale e saper progettare, ad esempio, itinerari culturali, finalizzati allo sviluppo economico, definiti dall'Unesco come itinerari composti " da elementi tangibili, il cui significato culturale deriva da scambi e dialoghi interattivi e continuativi delle persone lungo l'itinerario, nello spazio e nel tempo ". Vi è la necessità e l'urgenza di infrastrutturare il territorio in funzione dello sviluppo economico e sociale che deve provenire dal turismo culturale della Sicilia per creare un prodotto culturale anche mediante l'applicazione di nuovi mezzi tecnologici e multimediali, rafforzando il sistema di accoglienza e razionalizzare le reti dei servizi che in Sicilia sono da potenziare o addirittura da creare. La realizzazione di un sistema culturale integrato del territorio si pone come risposta reale e concreta alla crescita di domanda di visitazione dei luoghi di cultura in relazione ad un bisogno che è quello di un viaggio di conoscenza basato sull'esplorazione dei luoghi, dei contesti sociali e culturali e così attrarre pubblico al di fuori dei confini regionali. E' altrettanto importante il coinvolgimento delle popolazioni locali a livello di fornitura di servizi turistici, di senso di appartenenza territoriale e di scelte professionali ed operative. I privati devono sentirsi partecipi di questo cambiamento, ciascuno deve essere responsabilizzato e percepire il Patrimonio culturale come qualcosa di proprio, da curare ed utilizzare come risorsa economica. In questo modo si garantisce il maggior rispetto per il Patrimonio culturale oggi così tanto invocato. Il Decreto cultura del Ministro Franceschini lancia dei messaggi importanti ai privati ed alle imprese che contribuendo al finanziamento di iniziative di tutela e valorizzazione del Patrimonio culturale avranno un credito d'imposta, detraibile in tre anni, pari al 65 della donazione. E' una misura minima, ma è pur sempre un segnale positivo. Le prossime iniziative del governo regionale dovranno necessariamente interessare i Beni siciliani patrimonio dell'Unesco per scongiurare la revoca del riconoscimento. Si attende inoltre la nascita di un vero Piano strategico turistico regionale che preveda, fra l'altro, il coordinamento dei poli dei beni culturali regionali con i distretti turistici, creando quelle sinergie tanto auspicate tra le diverse entità territoriali siciliane. Un nuovo ed importante ruolo per la valorizzazione dei beni culturali per lo sviluppo turistico dovranno anche avere i Nuovi consorzi di liberi comuni i cui compiti in materia turistica dovranno ricalcare, migliorandoli, quelli delle abolite province. Giuseppe Nicoletti «Il passato e il futuro di Gela» Paradiso e inferno. Esotica, geometrica e caotica. Estrema. Gela, al centro della costa meridionale della Sicilia, bagnata dal Mediterraneo, è città dalle fortissime contraddizioni. In un contesto in cui le testimonianze archeologiche rimandano a un passato straordinariamente ricco, la rapida, caotica espansione urbana della città degli ultimi decenni sconcerta e frastorna. Del resto, è impossibile descrivere Gela senza analizzare il diffuso abusivismo edilizio che, incurante di leggi e divieti, ne ha alterato la struttura urbana e paesaggistica sino a soffocarne, renderne quasi illeggibili le rilevanti stratificazioni storiche. Già nel 1900 Paolo Orsi iniziò scavi sistematici che, ancora oggi, continuano a riportare alla luce testimonianze della presenza dell'uomo sin dai tempi preistorici. Nel 669 a. C. i coloni rodio-cretesi fondarono la città sulla parte orientale dell'altura detta del Molino a Vento, controllando ben presto la costa e la pianura e creando, nel 580 a. C, la sub-colonia di Akragas (Agrigento). L'apogeo venne raggiunto sotto il tiranno Gelone, il quale però, impadronitosi di Siracusa, vi trasferì nel 482 a. C. gran parte dei geloi. Distrutta dai cartaginesi nel 405 a. C. e rifondata nel 338 a. C., Gela fu rasa al suolo nel 282 a. C. dai mamertini. Finzia, tiranno di Agrigento, ne accolse gli abitanti nella nuova città di Phintias (Licata). Dopo più di 1500 anni di disaggregazione, Federico II di Svevia, nel 1230, fondò la nuova città, sul sito di Gela arcaica, col nome di Terranova. L'impianto urbano medievale, probabilmente cinto da mura, si strutturò tra l'attuale piazza Umberto I e largo Calvario, sui due assi ortogonali di corso Vittorio Emanuele e via Marconi. Infeudata agli inizi del XV secolo, la città venne circondata da una nuova cinta di mura nel 1582, entro la quale l'abitato rimase sino all'Ottocento. Dal 1927 la città ha ripreso l'antica denominazione di Gela. Il recente, controverso sviluppo della città è contrassegnato dal polo petrolchimico - inaugurato nel 1965, oggi inesorabilmente in dismissione - e dalla mancanza quasi assoluta di politiche di gestione e di tutela del territorio. Dal suo importante passato la città può trarre forza, ispirazione e idee per un progetto di rinascita sociale, culturale ed economica, per un progetto di riconversione industriale e urbana, oggi auspicato da numerosi cittadini e proclamato, tra ambiguità e contraddizioni, da politici e amministratori. Certo è che se tanti cittadini, risvegliati o unicamente esasperati, protestano, partecipano, propongono, si coordinano, vigilano, operano, pretendono che siano rispettati i propri diritti e si impegnano ad assolvere i propri doveri, qualcosa di nuovo, di importante può accadere. A Gela ci sono risorse straordinarie, umane e ambientali, ma non basta. Ci vuole consapevolezza e una nuova idea di città, di territorio. E di certo il nuovo, oggi, nasce come desiderio, progetto, processo collettivo. Tutto è ancora possibile. Leandro Janni Presidente di Italia Nostra Sicilia 07012015