INVIATO A CABRAS L'obiettivo è puntato su s'Archeddu 'e su proccu, Cannevadosu, is Perdas de sa marchesa, Mont'e Trigu e Mont'e Palla. La ricostruzione della geografia politica dei tempi della necropoli di Mont'e Prama è l'obiettivo degli archeologici che, ieri, sono ritornati a lavoro nello scavo più osservato dell'Isola. Affondare strumenti e attrezzature nel fango, infatti, è impossibile. Le piogge hanno trasformato la sezione di scavo in un piccolo contenitore fangoso: «In queste condizioni è impossibile proseguire lo scavo», spiega l'archeologo Raimondo Zucca, «il fango maschera la stratificazione della terra, importantissima per la datazione e per le indagini biologiche». Dunque, il lavoro da portare avanti è quello da svolgere sul territorio che circonda la necropoli monumentale. «In gergo la chiamiamo archeologia del paesaggio», spiega l'archeologo Raimondo Zucca, «e la sua ricostruzione fa parte degli obiettivi che avevamo fissato al momento di iniziare gli scavi e ora, anche per via delle condizioni meteorologiche, ci stiamo dedicando a questo aspetto dello scavo». Disegnare la mappa dei siti abitati durante il nono e l'ottavo secolo prima di Cristo, quando si pensa che la necropoli abbia vissuto il momento di massimo splendore, è un impresa complicata anche per chi conosce il Sinis e i suoi toponimi. Per questo lo sguardo degli archeologi si è spinto fino a s'Archeddu a su Proccu, un cucuzzolo di terra e pietra alla spalle degli scavi: «Sembra che proprio in quella zona ci fosse un villaggio della stessa età della necropoli», aggiunge ancora Zucca, «che potrebbe essere sorto all'ombra di un nuraghe, forse già abbandonato». Il secondo sito che disegnerà la periferia di Mont'e Prama è proprio quello del nuraghe Canevadosu, una zona nota agli archeologi che verrà comunque battuta seguendo le mappe catastali e dividendo il terreno in fasce lineari di circa un metro. Ogni fascia verrà battuta da un archeologo che sarà impegnato a rilevare tutte le anomalie nel terreno. Da Canevadosu, poi, la cerniera umana si sposterà verso nord e coprirà una zona nota che ha riempito coloratissime pagine della mitologia cabrarese: is Perdas de sa marchesa. «Anche in questo caso è certa la presenza di un insediamento di età molto vicina a quello di Mont'e Prama», dice ancora Raimondo Zucca, «e proprio in questa zona, già nel 1977, abbiamo individuato numerose concrezioni calcaree che potrebbero essere state ritoccate dall'uomo». La leggenda della marchesa, o tzia Maillonis, racconta proprio di una ricca possidente pietrificata per la sua cattiveria e per la crudeltà con cui gestiva i rapporti con i suoi fattori. A due passi dalle pietre della marchesa, poi, ci sono altri due siti che hanno già acceso la fantasia degli osservatori: Mont'e Trigu e Mont'e Palla. Soprattutto il primo, il cui nome riporta al grano e alla leggenda dalla marchesa: «Certo, anche Trigu e Palla saranno indagati nel monte di "paglia" è già stata censita la presenza di alcune capanne che risalgono al neolitico».