DI SUO il Comune assicurerà per il primo anno, e in caso di rinnovo triennale anche per il periodo successivo, un contributo di 12mila euro annui. Il resto, invece, a carico dei gestori e, in conclusione, della loro capacità di intercettare visitatori e pubblico. A tal proposito, infatti, il bando prevede che gli affidatari della concessione d'uso possano emettere e incassare titoli di ingresso che, tuttavia, non dovranno superare i 4 euro per il museo e i 12 euro per Casa Piccinni in occasione dei concerti dal vivo. Negli obiettivi del Comune, prefigurati nel bando pubblicato online sul portale istituzionale, il museo civico dovrà diventare «il Museo della città, come avviene in tutte le grandi città del mondo, e trasformarsi nel luogo che custodisce in modo intelligente la storia orale, scritta e videografica di Bari e del suo territorio». Mentre per Casa Piccinni l'ambizione è farne un centro di studi musicali «capace di stimolare il gusto musicale e di proporre ai visitatori un'offerta musicale dedicata alle opere buffe di Piccinni e, più in generale, alla riscoperta delle tradizioni e della storia musicale locale in connessione con i grandi circuiti musicali internazionali». A suggerire le linee guida, appunto, l'assessore Silvio Maselli che premette: «L'idea che ci ha condotti è stata quella di stimolare i soggetti interessati ad avviare una raccolta di materiali documentali che costruisca una nuova visione della storia della nostra città e ne promuova una conoscenza diffusa, tra i cittadini come tra i turisti. In altri termini, ciò che chiediamo a quanti si candideranno a questo bando è di compiere un grande sforzo di immaginazione per reinventare l'utilizzo di due beni potenzialmente straordinari seppure privi uno, Casa Piccinni, di qualsiasi manufatto o documento d'epoca, e l'altro, il Museo civico, di patrimonio di sensibile valore artistico». Una scommessa assolutamente possibile, si dice certo l'assessore Maselli che precisa: «La sfida di quest'amministrazione è raccogliere e fare tesoro dell'interesse di più soggetti, avendo già registrato nei mesi scorsi da parte di diversi operatori una viva e tangibile attenzione sui temi della gestione pubblico-privata dei contenitori culturali». Tanto che, ad anticiparlo è lo stesso Maselli, quello immaginato per il Museo civico e Casa Piccinni è un modello da applicare anche per altri contenitori strategici. «Abbiamo deciso di partire dal museo civico e da Casa Piccinni perché Bari - chiarisce - ha urgente bisogno di riconnettersi con la propria storia e con i talenti che l'hanno abitata. Ma questa gara è solo il primo passo di un percorso in cui, già nei prossimi mesi, chiederemo ai privati di misurarsi e intervenire nella gestione e cofinanziamento delle attività culturali e del restauro dei beni culturali, come avviene peraltro in molte città soprattutto del Nord già da decenni. Proseguiremo con la sala Murat e quindi l'ex mercato del Pesce e il teatro Margherita e, in collaborazione con la giunta e il consiglio metropolitano, con Santa Scolastica e la Pinacoteca che, sempre di più, dovranno far parte di un sistema integrato di offerta culturale di una città che dovrà e potrà essere sempre più attraente sia per i cittadini residenti che per i turisti».