PASSA l'esercizio provvisorio all'Ars e si riapre lo scarno salvadanaio della Regione. Via libera a stipendi e pagamenti ma solo fino ad aprile. Entro quella data il governo Crocetta dovrà trovare le risorse necessarie per coprire le spese sino al termine dell'anno. Confidando nell'aiuto di Palazzo Chigi, che pretende però almeno un piano di riforme. Intanto, Sala d'Ercole ha cominciato a battere cassa a Roma. Varando per la prima volta una norma che mette in entrata (o meglio fra gli accantonamenti) ben 1,7 miliardi che lo Stato dovrebbe riconoscere per le imposte di chi ha residenza fiscale nell'Isola ma fa capo a enti con centri di elaborazione delle buste paga situati altrove. In sostanza, la Regione avoca a sé le tasse sui redditi degli statali (dagli insegnanti ai militari) e sul mare magnum di pensionati pagati dall'Inps. Nessuno garantisce, al momento, che quei soldi arriveranno, anzi come dice il presidente Giovanni Ardizzone «si apre un pre-contenzioso con il governo nazionale». L'assessore all'Economia Alessandro Baccei si limita a parlare di «norma di portata simbolica» ma aggiunge che «è una giusta rivendicazione» e che la somma reclamata, «eventualmente », «consentirebbe di chiudere in serenità il bilancio 2015». Un gesto coraggioso, da parte di un assessore legato a doppio filo a Palazzo Chigi, sopra la cui testa all'Ars passa una serie di strali indirizzati a Renzi e agli uomini più vicini. «C'è un pregiudizio insopportabile a Roma nei confronti dei siciliani dice l'ex capogruppo del Pd Antonello Cracolici Veniamo considerati brutti, sporchi e cattivi. Dobbiamo andare avanti senza guardare in faccia nessuno ma dobbiamo sabuto che oggi dobbiamo rappresentare la Sicilia a Roma, non Roma in Sicilia». E Ardizzone prende di mira la Regione Piemonte: «Il disavanzo del Piemonte è pari a 7 miliardi di euro e nessuna testata nazionale ne parla. Mi aspetto che se ne discuta e mi attendo che il governo Renzi prenda provvedimenti, non limitando il suo attivismo solo alle questioni della Sicilia». Di certo, per far quadrare i conti, Baccei è costretto ad azzerare i fondi di riserva e a ridurre il fondo per i residui attivi. Nel testo sono rientrate alcune norme che erano state inizialmente stralciate dalla presidenza dell'Ars perché mancavano le relazioni tecni- che, poi depositate. Tra queste le norme che stanziano 9 milioni di euro per gli stipendi degli ex Pip, 1,2 milioni per Sviluppo Italia Sicilia Spa. Arriva l'ok ai fondi per gli enti dell'ex tabella H fino al 30 giugno. E arriva una norma che "salva" quattro musei (Mandralisca, Marionette, Papiro e Fondazione Piccolo) consentendo loro l'accesso a un fondo di rotazione dell'Irfis da 1,5 milioni. C'è uno stanziamento da 800 mila euro per le Terme di Sciacca e un altro da 1,5 milioni per l'Esa. Via libera anche a un mutuo da 145 milioni per il finanziamento di una parte delle spese di investimento dei Comuni e delle Province, mentre è stata rinviata di un anno l'armonizzazione dei sistemi contabili di Regione, Ars ed enti con quello dello Stato. L'Assemblea approva all'unanimità, 67 i voti a favore, la proroga dei contratti dei 22 mila precari degli enti locali. Un beneficio che si estende anche ai lavoratori dei Comuni in dissesto e pre-dissesto. Disposizione, quest'ultima, che si pone in conflitto con la legge statale. Altra proroga per i dipendenti degli enti lirico-sinfonici, fra cui gli stagionali del teatro Massimo Bellini di Catania. In lista d'attesa restano la riforma della Camera di commercio e, soprattutto, il mutuo da due miliardi. Se ne riparlerà la prossima settimana.