UFFIZI, Accademia, Bargello: la corsa è partita. E' da ieri online sul sito del Mibact oltre che su quello dell'Economist il bando per la selezione dei nuovi direttori generali che, dal 1 giugno, prenderanno in mano le redini dei venti più importanti musei italiani, compresi i tre fiorentini. Una selezione, come più volte annunciato, di carattere internazionale, in cui «gli italiani se la giocheranno alla pari con gli stranieri » e i cui tempi saranno più rapidi del previsto: il 15 febbraio scadrà il termine per la presentazione delle domande, mentre la commissione incaricata di vagliare le candidature 5 membri nominati per decreto ministeriale tra «esperti di chiara fama nel settore del patrimonio culturale» dovrà decidere entro il 15 maggio. Entra dunque nel vivo la parte più radicale della riforma Franceschini, quella che permetterà di passare «dai grandi musei diretti da funzionari alle dipendenze gerarchiche delle sovrintendenze a direttori con autonomia contabile e gestionale», come ha spiegato il ministro ieri nella sede romana di Stampa estera. In gioco c'è molto, a cominciare dallo stipendio: 145 mila euro lordi all'anno per quattro anni, più un'eventuale retribuzione di risultato fino a 40 mila euro, per il successore di Antonio Natali (ruolo a cui comunque il direttore uscente si ricandiderà); 78 mila per chi prenderà il posto di Angelo Tartuferi o Ilaria Ciseri. Requisiti richiesti, oltre al titolo di studio, una «comprovata esperienza professionale in materia di tutela e valorizzazione dei beni culturali », ma la commissione valuterà anche altri titoli come la conoscenza della lingua e del patrimonio culturale italiano perché, ribadisce il ministro, «nessuno ha mai pensato di affidare i musei a chi si è occupato di frigoriferi o Coca Cola». I nuovi direttori, a capo di un cda, saranno «responsabili del museo nel suo complesso»: stabiliranno, fra l'altro, il prezzo del biglietto e gli orari di apertura, e autorizzeranno i prestiti delle opere. Più complessa la questione del personale «che rimarrà spiega Franceschini alle dipendenze del ministero, anche se spero si raggiunga anche in questo senso un'autonomia completa». Resterà comunque deluso chi si aspettava un aumento dell'organico per rimediare alla chiusura ricorrente di musei o parti di essi, come accaduto in questi giorni per il giardino di Castello: «Esiste un parametro che stabilisce un numero minimo di custodi per sala, ma se i progressi della tecnologia garantiranno analoghe condizioni di sicurezza non vedo perché in futuro questo numero non possa diminuire». Complicata anche la questione dei servizi aggiuntivi come bookshop, ristorazione, gestione delle mostre, la maggior parte dei quali proroga da anni. Il ministro conferma di aver «intrapreso un percorso con la Consip (spa del ministero dell'economia, ndr) per lavorare con la massima trasparenza e garantire un'alternativa pubblica a fianco di quelle private», ma perché il progetto si concretizzi bisognerà comunque aspettare i nuovi direttori. Capitolo numeri. Nell'exploit di visitatori conseguito nel 2014 dai musei statali mantengono la loro posizione di leadership gli Uffizi e l'Accademia: i primi con 1 milione e 936 mila presenze (3,2 rispetto all'anno precedente) si confermano come il museo più visitato, seguiti a stretto giro dalla seconda, con 1 milione e 336 mila ingressi (6,2). Ma a colpire è soprattutto la performance di Boboli che, insieme a museo degli Argenti, Porcellane e Galleria del Costume ha superato le 822 mila presenze, rispetto alle 710 mila del 2013 (15,8), di cui 8.612 solo nella penultima domenica gratuita a dicembre. Proprio il complesso di Palazzo Pitti ha ricordato Franceschini sarà inglobato agli Uffizi e al Corridoio Vasariano (quest'ultimo sempre ad accesso controllato per motivi di sicurezza) come un unico museo, a sua volta in collegamento con Palazzo Vecchio. Spazio anche per un incontro a tre col maestro Franco Zeffirelli. Un vertice da cui salta fuori un'importante novità sull'archivio del regista: non sarà più ospitato dentro la galleria Carnielo di piazza Savonarola ma quasi certamente dentro l'ex tribunale di San Firenze. «Abbiamo esaminato la proposta del maestro in merito alla sede del centro culturale espositivo e di formazione a lui intitolato, che avrà, tra le altre finalità, quella di gestire e valorizzare il suo straordinario patrimonio artistico lasciato alla città di Firenze », spiega Nardella. Zeffirelli, accompagnato dai suoi collaboratori, ha chiesto una parte dell'ex tribunale. «Abbiamo convenuto con il ministro e il maestro di provvedere ad un rapido studio di fattibilità su quest'ultima ipotesi, sulla base di un'apposita proposta che sarà presto formalizzata dal maestro e con impegno economico, sia delle diverse istituzioni pubbliche coinvolte che di eventuali soggetti privati». E la galleria Carnielo, per cui il Comune ha previsto e già in parte sostenuto una spesa di quasi 1,5 milioni di euro per la ristrutturazione? «La sua eventuale diversa destinazione non sarebbe in ogni caso compromessa dai lavori di ristrutturazione e restauro già operati, in quanto manterrebbe una finalità di valorizzazione e promozione culturale ed educativa, così come previsto dal lascito testamentario del Carnielo», dice Nardella.