Il ministro Dario Franceschini presenta i bandi per le prossime gestioni. Nel 2014 incrementati sia i visitatori (6,2) che gli introiti (7) Venerdì, per la prima volta, il ministero per i Beni e le attività culturali sbarca sul «Financial Times» con un bando internazionale per la selezione dei nuovi direttori destinati a reggere le sorti di venti musei resi autonomi dal decreto del 23 dicembre 2013. Spiega il ministro Dario Franceschini: «È una novità importante per il nostro Paese, fino a oggi i musei statali erano parte delle sovrintendenze che dovevano seguire sia la tutela sia la gestione. Oggi non si occuperanno più di valorizzazione, ma solo di tutela». Franceschini sceglie volutamente la sede della Stampa estera a Roma per spiegare la novità ai giornalisti internazionali: la sua esplicita intenzione è «sprovincializzare» la guida di quei venti grandi musei italiani («nessuno pensa di rivolgersi a chi ha guidato la Coca-Cola o una fabbrica di frigoriferi, ma a chi ha una competenza scientifica accompagnata da esperienze gestionali») resi autonomi in tema di gestione, bilancio, rapporto col personale - sempre nell'ambito del contratto nazionale - progetto culturale e scientifico, valorizzazione, comunicazione. Il prossimo passo in avanti, annuncia Franceschini, sarà un museo autonomo con un proprio corpo di dipendenti. La giornata è complicata, il pensiero corre subito ai fatti di Parigi: «Eravamo sul punto di annullare la conferenza stampa, ma di fronte a una violenza così inaudita e odiosa abbiamo capito che era necessario esserci». C'è un minuto di silenzio, suggerito dal presidente della Stampa estera, l'olandese Maarten van Aalderen. I nuovi direttori (i candidati presenteranno domande e curriculum entro il 15 febbraio e si sottoporranno all'esame di una commissione per la scelta finale) guadagneranno 145 mila euro lordi annui, più un eventuale premio di risultato tra i 15 e i 40 mila euro lordi nel caso dei primi sette musei della lista di venti pubblicata qui a destra (ovvero dalla Galleria Borghese alla Reggia di Caserta inclusa) con un trattamento da dirigente di prima fascia. I direttori degli altri tredici musei guadagneranno 78 mila euro lordi, con un trattamento da dirigente di seconda fascia. La durata del contratto sarà quadriennale. Mancano sia il Colosseo sia l'area archeologica di Pompei, ripete e ricorda Franceschini per chiarire un ricorrente equivoco, perché riguardano soprintendenze speciali già autonome. Il tutto, nello spirito della riforma, andrà contestualizzato in un sistema di soprintendenze sempre più collegate alle università e al Cnr, proprio perché si occuperanno di tutela e quindi di studio scientifico, e nel quadro dei nuovi 17 Poli regionali museali «che dovranno favorire il dialogo e lo scambio tra i 400 e più musei statali e 4.000 siti, musei, collezioni comunali, regionali e privati». Si tratta, secondo il ministro, del nuovo Sistema museale italiano: «Si parla continuamente di un possibile grande Museo nazionale italiano. Già esiste, è il nostro immenso museo diffuso su tutta la penisola che va valorizzato anche pensando a un turismo internazionale che cresce di anno in anno. Impensabile scaricarne il peso solo sull'asse Venezia-Firenze-Roma, già arrivato da tempo al limite. Ecco la ragione dei nuovi venti musei autonomi anche in casi in cui, attualmente, le presenze sono poche, ma le potenzialità grandissime. Penso, per esempio, allo splendido Museo archeologico nazionale di Taranto, che potrebbe puntare sull'unica area spartana esistente in Italia, tema che attirerebbe sia il mondo del cinema sia quello dello sport». Franceschini è molto soddisfatto delle cifre 2014, appena calcolate: «I visitatori nei musei sono stati 40.287.939 con una crescita del 6.2 rispetto al 2013, sono aumentati gli introiti, arrivati a 134.860.105 milioni di euro con un 7 e sono lievitati anche gli ingressi gratuiti, giunti a quota 21.346.214, cioè 5. In molti avevano contestato la nostra decisione di togliere la gratuità a chi ha superato i 65 anni, ma così rinunciavamo a molto turismo ricco estero. Le cifre dimostrano che avevamo ragione. Il sistema della prima domenica gratuita ha ampiamente compensato quella soppressione. Ed è interessante notare come le presenze nelle prime domeniche del mese gratuite siano cresciute a novembre e dicembre, mesi poco turistici. Sta nascendo un fenomeno sociale legato alle famiglie italiane che riscoprono il museo del proprio territorio, magari quello accanto a casa mai visto prima».