La Soprintendenza precisa: «Le attività commerciali resteranno al loro posto Sarà però necessario un riordino dell'area». Domani vertice da Pomponio «Non esiste alcun ordine di sgombero per i commercianti di Ruga degli Oresi. Il nuovo codice dei Beni culturali ci impone di liberare le aree che impediscono la fruizione dei monumenti. Ma le attività potranno restare al loro posto, dove sono sempre state». Una precisazione che arriva dalla Soprintendenza, quella relativa alla vicenda della Ruga degli Oresi. I 36 titolari di licenza sotto i portici di palazzo Dieci Savi sono stati convocati per domani in municipio dal sub commissario Sergio Pomponio per cercare di trovare una via d'uscita all'ordine di smantellare una parte delle strutture che occupano il suolo pubblico di Rialto. Provvedimento firmato da Palazzo Ducale a metà dicembre, notificato dal Comune agli interessati prima di Natale. Ma in discussione, precisano i tecnici di palazzo Ducale, non c'è l'attività delle botteghe sotto i portici che sono lì dal Cinquecento, immortalate anche dalle tele del Canaletto. Ma una situazione che si è venuta a creare negli ultimi decenni. Le attività commerciali hanno pian piano ottenuto una concessione dal Comune per la pedana, che sporge verso l'esterno. Trasformando la struttura in una vetrina all'aperto, con oggetti e articoli appesi all'esterno. È quello il punto in questione, secondo la Soprintendenza, perché pian piano le attività hanno chiuso la parte verso il porticato, rivolgendosi solo all'esterno e occultando la visione del monumento. Il Codice dei Beni culturali, divenuto legge nel 2004, è stato modificato nel luglio scorso. Prevede l'intesa tra organi vigilanti dello Stato (le Soprintendenze) e i Comuni in materia di tutela dei monumenti. Ma anche l'obbligo di intervenire per il ministero quando non lo facciano gli enti locali. Ecco allora il «blitz» di fine anno, che ha provocato la protesta. Ma la strada appare segnata. Un riordino delle attività sotto i portici di Rialto era già stato avviato due anni fa. Si tratta di uniformare materiali e colori utilizzati per le tende, le saracinesche, le vetrine. Che andranno riaperte anche verso l'interno, dove oggi appaiono come magazzini. Quello che la normativa invece non consente è di trasformare l'occupazione del suolo in diritto permanente. Le pedane, insomma, dovranno essere rimosse. E solo in questo modo gli operatori otterranno il rinnovo dell'autorizzazione ad occupare il suolo pubblico dell'area realtina. Una mediazione difficile, che il viceprefetto Pomponio, subcommissario di Zappalorto con delega al plateatico, si propine di tentare domani con i rappresentanti di categoria e i legali dei commercianti. «Una cosa però deve essere chiara», ribadisce la Soprintendenza, «nessuna delle attività sarà rimossa dal suo sito».