LA SVOLTA DELL'ACCADEMIA DOPO L'APPROVAZIONE DI FRANCESCHINI DELL'AUTONOMIA SPECIALE. CAGLI: GLI ESTERNI POTRANNO SOSTENERE MAGGIORMENTE LA MUSICA SVOLTA storica per l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia che Lunedì sera il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini ha approvato l'autonomia statutaria della fondazione lirico-sinfonica romana e quella della Scala, e contestualmente ne ha riconosciuto la "forma organizzativa speciale". Era l'ultimo atto di un iter burocratico lungamente atteso, che finisce per avere anche una valenza simbolica, riconoscendo alle "istituzioni virtuose" un'attività ben diversa, sia per volume che per qualità, da quella di altre fondazioni. «L'Autonomia è una necessità per Santa Cecilia che consente così ai privati di sostenere la musica, uno dei beni inalienabili di tutte le società civili», commenta soddisfatto Bruno Cagli, presidente e sovrintendente dell'Accademia. «Tutto questo garantisce fortemente la salvaguardia dell'indipendenza organizzativa e artistica di Santa Cecilia affidata ai musicisti. Soprattutto arriva dopo un lunghissimo e faticoso iter burocratico percorso in questi ultimi anni», prosegue Cagli. Che sottolinea i risultati e il prestigio internazionale raggiunti dalla secolare istituzione capitolina. «Siamo davvero grati al ministro che così ha premiato l'eccellenza, su tutti i fronti, dell'Accademia. Innegabili sono gli straordinari risultati raggiunti da Santa Cecilia che ormai è diventata punto di riferimento non solo in ambito nazionale, ma soprattutto nello scenario internazionale dove moltiplica in maniera esponenziale la sua presenza. Come sotto gli occhi di tutti è l'altissimo livello raggiunto dalle nostre Orchestra e Coro, grazie allo straordinario lavoro svolto da Antonio Pappano e dall'enorme valore artistico e produttivo della sua attività. Caratteristiche premiate da un pubblico che continua a seguirci sempre con crescente entusiasmo». Secondo il ministro Franceschini il riconoscimento della "forma organizzativa speciale" «permetterà a Santa Cecilia e alla Scala di poter adottare forme di gestione adeguate a quelle delle maggiori realtà internazionali ». Sostanzialmente l'autonomia si tradurrà sul piano gestionale nella valenza triennale, e non più annuale, del contributo statale del Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo), a favore della stabilità di bilancio e di una maggiore tranquillità nella programmazione. Ma, soprattutto, avrà effetti sulla composizione del cda, che potrà accogliere 14 membri (a differenza dei 7 previsti per le fondazioni liriche "non speciali"): 3 in rappresentanza di stato, regione e comune, 5 in quota corpo accademico e 5 in rappresentanza dei soci privati, più il presidente-sovrintendente. Non più dunque il limite rigido di dover garantire la maggioranza ai rappresentanti dei soci pubblici, ma più libertà e flessibilità nel designare la presenza dei privati nel cda. Come del resto auspicato dal decreto Art Bonus che permette la deducibilità del 65 delle donazioni devolute, fra l'altro, alle attività delle fondazioni liricosinfoniche. Esclusivamente per l'Accademia, inoltre, è previsto che il presidente sia eletto dagli accademici e svolga anche le funzioni di sovrintendente e direttore artistico. Nomina peraltro imminente, visto che il prossimo 12 gennaio si avrà la terza (e presumibilmente decisiva) tornata delle elezioni da cui dovrebbe uscire il nome del successore del professor Cagli. In pole position, Michele dall'Ongaro e Giorgio Battistelli.