QUATTRO furti in un mese e mezzo, due in soli quattro giorni: se non è un record, poco ci manca. E sempre per rubare pochi spiccioli, provocando però danni seri, per centinaia di euro. «Non ne possiamo più», racconta sconsolato Vincenzo Branà, presidente del Cassero, lo storico avamposto omosex che ha sede a Porta Lame e che, da fine novembre, viene continuamente preso di mira dai ladri senza che gli attivisti sappiano come difendersi. «Abbiamo chiesto aiuto al Comune, che però non ci riceve - scandisce il numero uno dell'Arcigay -, fino a oggi ci avranno rubato 200 euro. Ma il vero problema è che noi, per far riparare tutto, ne abbiamo spesi più di mille: denaro che servirebbe invece a finanziare le nostre attività». L'ultimo episodio è avvenuto l'altro ieri, nella notte tra il 4 e 5 gennaio. Il copione è sempre lo stesso: i ladri entrano da una porta laterale, dopo aver spaccato i vetri. Una volta all'interno, forzano i distributori automatici di snack e caffè, rompono le serrature dei cassetti, mettono sottosopra stanze e uffici alla ricerca forsennata di qualcosa di utile. Il bottino è magro, come sempre: qualche euro dalla macchinette e 50 euro di fondo cassa dalla biblioteca del circolo. In passato, però, oltre ai soldi è stato portato via anche un computer. L'incursione del 5 gennaio è avvenuta a soli tre giorni di distanza da quella nella notte tra l'1 e il 2. Mentre a fine novembre i ladri hanno fatto visita alla Salara, sede dell'Arcigay Bologna, altre due volte. E quindi, che si fa? «L'ultima volta i carabinieri se ne sono andati dopo il sopralluogo allargando le braccia e dicendoci: "Ritorneranno". Soprattutto per via di quella porta - racconta il presidente Branà -. C'è un problema di sicurezza che non viene affrontato, un punto che non si risolve. Abbiamo chiesto ripetutamente al Comune e all'assessore ai Lavori pubblici Riccardo Malagoli di affrontarlo, ma nessuno ci riceve ». E pensare che tutto ruota attorno a una porta che avrebbe bisogno di essere "fortificata". «Il problema dell'edificio è solo quello. Il proprietario è il Comune, che dovrebbe farsene carico. Ma qui il problema non è solo chi paga: bisogna prima autorizzare il percorso, visto si tratta di una struttura vincolata dalla Soprintendenza. Ma dall'amministrazione non ci riceve nessuno. Nemmeno per realizzare una rampa a favore dei disabili che attendiamo da tempo».