«L'Italia volta pagina. Grazie a questo significativo cambiamento dell'organizzazione del sistema museale e al forte investimento sulla valorizzazione, il patrimonio culturale torna ad essere al centro delle scelte di governo». Così Dario Franceschini, ministro per i Beni e le attività culturali, aveva presentato al momento della firma, il 23 dicembre, il decreto musei. Ovvero la riforma del sistema con la nascita di venti musei «principali» dotati di autonomia e sparsi su tutto il territorio, destinati ad essere diretti da responsabili scelti in base a un bando internazionale che Franceschini illustrerà oggi alla Sala Stampa estera a Roma, proprio per sottolineare l'imminente «sprovincializzazione» anche organizzativa delle nostre collezioni d'arte. I musei interessati sono i principali del Paese, dagli Uffizi di Firenze alla Galleria Borghese di Roma, dalle Gallerie dell'Accademia a Venezia alla Pinacoteca di Brera a Milano, dalla Reggia di Caserta all'Archeologico di Reggio Calabria. Come spiegano al ministero «i nuovi direttori saranno ricercati tra i massimi esperti in materia di gestione museale e saranno soggetti a procedure molto rigide di selezione da parte di una commissione composta da esperti di elevato livello scientifico». Per Franceschini il museo «finora semplice ufficio della Soprintendenza diventa istituto dotato di autonomia tecnico-scientifica che svolge funzioni di tutela e valorizzazione». Non mancano già le polemiche, anche dure; ma oggi il ministro illustrerà tutto il piano.
Nomi nuovi per venti musei. Oggi il piano
Il ministro Dario Franceschini ha presentato il decreto musei, una riforma del sistema museale che prevede la nascita di venti musei principali dotati di autonomia e diretti da responsabili scelti in base a un bando internazionale. I musei interessati sono i principali del Paese, come gli Uffizi di Firenze, la Galleria Borghese di Roma e la Pinacoteca di Brera a Milano. I nuovi direttori saranno selezionati da una commissione composta da esperti di elevato livello scientifico. La riforma mira a trasformare il museo in un istituto dotato di autonomia tecnico-scientifica che svolge funzioni di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
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