A Stefano Bonaccini, il neo-eletto presidente della giunta regionale, bisogna dare atto di avere avuto già nella fase elettorale una lucida consapevolezza della crisi cui era soggetta l'istituzione sottoposta al voto. Con la conseguente quasi certezza che non si sarebbe evitata una massiccia diserzione dalle urne. Ora che la facile profezia si è avverata, sembra che Bonaccini si accinga di buona volontà a far ripartire un ente attualmente in stato di crisi. Ne viene quasi l'invito, per ogni cittadino, a fargli giungere proposte e consigli, quasi da infilare in una virtuale buca delle lettere, naturalmente girandoli agli assessori specifici, in base alle competenze e interessi del postulante. Per quanto mi riguarda, vorrei continuare un dialogo con Massimo Mezzetti, riconfermato assessore alla Cultura, con cui ho avuto già negli anni passati utili incontri e risposte. Vorrei di nuovo ripetere l'invito a non lasciar disperdere l'azione del suo assessorato in una generica pioggia assistenziale, pronta ad accordare sovvenzioni a tante minute entità territoriali. Mi rendo ben conto che è arduo resistere all'attacco della diligenza, mentre d'altra parte le risorse si fanno sempre più ridotte. Ma da qui mi pare che debba risultare il proposito di non disperderle, anzi, di concentrarle, procedendo a una selezione dei progetti che giungono sul tavolo. Non molti e fragili da approvare e gratificare con magri contributi, ma pochi e buoni da sostenere con impegno. In proposito ricordo con molta nostalgia le cospicue sovvenzioni ottenute in altri tempi da alcuni predecessori di Mezzetti, quali Corticelli, Bottino, Negri Zamagni, capaci di sostenere con 200 milioni di vecchie lire o 75.000 euro progetti ambiziosi e davvero internazionali quali «Anniottanta» e «Anninovanta», coi quali si è andati vicini a far nascere nella nostra regione qualcosa di comparabile alle celebri Documenta di Kassel. Poi il flusso si è fatto via via più esiguo, o è cessato del tutto. Naturalmente non posso predicare sfacciatamente pro domo mea , non posso pretendere che queste eventuali più consistenti sovvenzioni premino a senso unico certi settori piuttosto che altri, l'arco delle scelte dovrà essere ampio e indiscriminato. Accanto a questa strategia, credo che l'assessorato regionale possa sostenere altri compiti di grande importanza, come per esempio il controllo delle numerose Fondazioni bancarie, che molte volte spendono in malo modo il loro peculio, di natura pubblica, concependo mostre inutili e invece sostenute con enormi spese pubblicitarie. Il malo esempio in tale direzione ci viene dalla Fondazione Casse di risparmio di Forlì, che, esaurito un ciclo di mostre storiche sensate e giustificate, sta effettuando copie di rassegne già fatte altrove con enorme investimento pubblicitario. Credo che la Regione possa dire una sua parola in questa materia, così come avrà anche da sbrogliare l'intricata matassa causata dalla nascita delle aree metropolitane, che non possono diventare territorio franco, sottratto a un controllo globale. Sarebbe un triste effetto, e perfino anticostituzionale, se alcune aree si sfilassero via da una regia d'insieme, lasciandone altre, considerate di serie B, a fare i conti con una pianificazione regionale.
Bologna. Come fare cultura. Il coraggio di scegliere
Stefano Bonaccini, il nuovo presidente della giunta regionale, ha già riconosciuto la crisi dell'ente durante l'elettorale e ha previsto una diserzione dalle urne. Ora, Bonaccini si accinge a far ripartire l'ente con una strategia di selezione dei progetti e di concentrazione delle risorse. Ha invitato i cittadini a proporre idee e consigli, che verranno trasformati in proposte per l'assessorato alla Cultura. L'assessorato alla Cultura, guidato da Massimo Mezzetti, dovrà concentrarsi su pochi progetti di alta qualità e sostenere l'arte e la cultura nella regione.
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