Negli Anni '50 era un luogo affollato e misero, poi i prezzi delle case sono saliti C'è chi ci abita da pochi anni, tre per l'esattezza, come Cristian Raimondi, il difensore nerazzurro che sulla Corsarola ci cammina a fatica (non solo per le stampelle, ma perché tutti lo salutano e lo fermano per chiedergli quando rientrerà in campo) e che, da «emigrato» racconta di trovarsi «benissimo» e chi Città Alta la vive da un tempo immemore che si avvicina all'immortalità dell'arte, come il maestro Mario Donizetti. «Quanti anni? E chi se lo ricorda più. Il mio studio, in via Colleoni, c'è da più di 50 anni» si schermisce Donizetti, dietro un sorriso. O ancora chi come Tiziana Fausti insegue leggera sulle Mura i suoi pensieri, e chi, come Giorgio Gori, ha la città, anche quella Alta dove abita (e soprattutto la sua viabilità) in cima ai suoi pensieri di sindaco. Perché sì e perché no. Bellezze (antiche) e disagi (moderni) si incrociano nel borgo antico, un intreccio di esigenze, sensazioni e stili di vita, fili dell' ordito e della trama di un tessuto sociale e urbano profondamente cambiato in poco più di mezzo secolo: dalla Città (Alta) «disperata e sovraffollata» del Dopoguerra (così come l'ha raccontata la memoria storica del borgo Bepi Carrara, 84 anni, tappezziere d'antan, uno dei tanti artigiani del tempo che fu) con una circoscrizione che contava 25 mila bergamaschi ai 2.600 che oggi risiedono all'interno delle Mura (compresi i 400 che stanno sui Torni). Città Alta, vista da chi oggi ancora vi risiede. La consapevolezza, il sentiment comune c'è ed è quello che vivere immersi nella storia sia un privilegio, anche se la battuta del primo cittadino («La vista migliore di Città Alta è quella da Città Bassa»), verissima dal punto di vista paesisitico, riporta alla storiella della volpe e dell'uva. Chi sta giù, invidia piuttosto chi sta su. «E io che sono salito da via Borfuro e che da ragazzo ho vissuto diversi quartieri cittadini, soprattutto quello di Santa Lucia, posso dire che vivere qui è stato un sogno che si è realizzato racconta Giorgio Gori fin dai tempi in cui frequentavo il Sarpi. Difetti di Città Alta? L'accessibilità è a volte complicata, ma è un sacrificio che si fa volentieri, mentre occorre riconoscere che l'offerta commerciale è limitata. Pregi? È il posto più bello del mondo. Detto questo, è detto tutto. Facile da percorrere a piedi e, salvo alcuni periodi dell'anno, tranquillo». Eccoci, la tranquillità del borgo antico, non è un concetto su cui concorda il Maestro Donizetti. «Bisognerebbe chiederlo alla gente che vive sulla Corsarola, quanto riesce a dormire e il sonno è un diritto di tutti». E pur riconoscendo che la movida è figlia di questi tempi, ma che comunque la sua regolamentazione è un «problema politico», Donizetti interpreta lo svuotamento di Città Alta come un fenomeno che «è stato imposto dalla vita stessa. C'è stato l'esodo da Città Alta semplicemente perché era un'area sovraffollata dove regnava una miseria fatta di topi e di zecche e di ambienti malsani. Ecco, la gente se ne è andata perché cercava condizioni di vita migliori di quelle in cui si trovava, un cambiamento imposto dalla vita». Esempio pratico: «La vasca da bagno rimarca il Maestro . Chi se ne è andato cercava anche quella, nel senso di una vita più decorosa che qui non c'era. Bergamo Alta è ritornata così alle dimensioni demografiche che ne hanno tracciato la storia nei secoli, dai tempi dell'antica Roma, quando in via Arena c'era davvero l'arena dei giochi sanguinari alla città dei conventi e delle carceri pieni». Le case, ammette il maestro, sono state restaurate, ma «a parte il fatto che chi le ha sistemate non le mette a disposizione a cuor leggero (e neanche a prezzi di mercato, con il risultato che vivere nel borgo diventa elitario, o, per qualcuno, un po' snob, ndr ), il ceto medio non si trova bene perché Città Alta non è abbastanza servita. Il commercio si è trasformato da negozio di vicinato a negozio che vende altro. Cioè quello che alla vita normale non serve ed ecco che il cerchio si chiude. Anzi, non escludo che chi attualmente vive qui e ha i mezzi per farlo, non decida di trasferirsi altrove». Cosa impensabile per la signora della moda bergamasca Tiziana Fausti: «Se uno decide di vivere in un quadro del Cinquecento, qualche scomodità deve pur metterla in conto. Io per 20 anni ho vissuto in Piazza Vecchia e per 20 anni ho sognato ogni volta, guardando quella piazza, di vedere personaggi storici che ci passeggiavano. Sono emozioni che ripagano anche dall'eccessiva rumorosità delle serate estive dei locali sugli spalti, del trenino che passa sotto le finestre e fischia. Anche questa però è la colonna sonora della città». I «pro», per Tiziana Fausti, rispetto ai «contro» del vivere qui sono in maggioranza. «Anche il solo fatto che ti chiamino per nome e ti riconoscano in un locale è capace di dare un senso a quella spersonalizzazione che rende tutti anonimi. Qui, invece, ci sono mille modi per sentirsi speciali».
Bergamo. Un borgo disperato divenuto (troppo) bello
Città Alta, quartiere di Bergamo, è un luogo storico e affascinante, con case antiche e una vita tranquilla. Tuttavia, la sua accessibilità è a volte complicata e l'offerta commerciale è limitata. I residenti apprezzano la bellezza e la storia del luogo, ma riconoscono anche i difetti, come la rumorosità delle serate estive e la mancanza di servizi. La gente che vive qui è spesso un po' snob e elitaria, e il ceto medio non si trova bene a causa della scarsa servitù. Tuttavia, per molti, il prezzo da pagare è il fatto di vivere in un luogo unico e storico, dove si può sentirsi speciali e apprezzare la bellezza e la storia del quartiere.
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