Caro direttore l'ulteriore crollo del numero dei visitatori di Brera e il netto e complessivo ridimensionamento dei poli-musei di storia dell'arte di Milano, appare una notizia annunciata ed oserei dire "fortunata" se fosse collocabile in un progetto di riorganizzazione globale dell'intero settore dei beni culturali artistici. Cinquantanni di disinteresse pesano significativamente sulla lenta agonia del settore e non sono risultate sufficienti improvvise ed occasionali accensioni di speranza espositiva. Un crollo dei numeri e lunghi decenni di disinteresse sono i dati che racchiudono e rappresentano la mancata progettualità politico-culturale che si dove porre l'obbiettivo di dare un senso, una prospettiva a quei frammenti straordinari diventate schegge impazzite ali 'interno di una disseminazione conservativa senza speranza di raccordo e di relazione: Piero della Francesco e Mantegna a Brera, Caravaggio all'Ambrosiana, il Buonarroti al Castello, mentre rantola Palazzo Reale, si autoisola la Villa Reale-Pac. Nulla si è fatto per riunire carte disperse, gestite dapadroni diversi che non intendono rispondere all'etica di un bene comune, al patrimonio collettivo; nulla si è voluto costruire sull'asse "museale" di Via Dante, quel percorso tratto tra il Duomo-Palazzo Reale(Museo dell'Opera del Duomo), Pinacoteca Ambrosiana, Castello Sforzesco, mentre langue senza speranza quel "cul de sac" di via Verdi-Via Brera che conduce a Brera. Molto si è scritto sul trasferimento dell'Accademia verso la periferia, ma molto si potrebbe ben fare per traslocare la Pinacoteca, nata per la didattica dell'arte e priva di valore di collezione organica al territorio, verso l'asse espositivo-conservativo organico e vincente per una fruizione globale del patrimonio milanese della storia dell'arte; molto si potrebbe fare per dare un senso ed una prospettiva alla fruizione ma solo una chiara volontà di coabitazione e non di mera proprietà potrà condurre la città ad avere un reale sistema museale della storia dell'arte, dalla cui soluzione dipende la stessa riorganizzazione del patrimonio moderno, il patrimonio dell'ottocento, la crescente tensione analitico-progettuale del novecento e del futurismo e la libera creatività e lo sviluppo espressivo dell'arte contemporanea a Brera. coordinatore Istituto teoria e storia dell'arte, Brera