La sentenza del Consiglio di Stato potrebbe ipotecare anche le scelte future su altri edifici VENEZIA. Una spada di Damocle sulle future alienazioni di Ca' Foscari. Il giorno dopo la sentenza del Consiglio di Stato che ha annullata la decisione delTar di respingere il ricorso di Italia Nostra contro la permuta dei palazzi storici dell'ateneo, più di qualcuno all'università non nasconde una certa preoccupazione. Non Guglielmo Cinque, il docente che ha firmato un suo personale ricorso al Tar. Non Anna Cardinaletti, direttore del dipartimento di studi linguistici e culturali comparati ed ex candidato rettore, da sempre contraria in modo deciso alla vendita: «Un grande risultato dice Cardinaletti- speriamo che questo 2015 metta la parola fine a questa brutta vicenda». La sentenza del Consiglio di Stato non è una decisione definitiva, rimette solo il tutto nelle mani del Tar invitandolo a prendere in considerazione il ricorso di Italia Nostra che aveva respinto nel luglio scorso per «difetto di giurisdizione». Ora il Tar avrà 90 giorni per esprimersi in modo definitivo sulla permuta di Ca' Bembo, Ca' Cappello e Palazzo Cosulich. E poi toccherà al rettore Michele Bugliesi prendere le decisioni per il futuro dei beni immobiliari di Ca' Foscari. Lui ha già annunciato che si atterrà alle indicazioni del Tar e durante la campagna elettorale aveva chiarito la sua intenzione a non procedere con la vendita dei palazzi, se fosse stato eletto. Ma in un futuro (nemmeno troppo lontano) potrà trovarsi in una situazione simile (con altri immobili). Sono in corso da qualche mese, infatti, a Ca' Foscari, delle valutazioni su possibili procedure di alienazione di immobili. Qualche relazione è stata già avviata. Per questo oggi più di qualcuno guarda con preoccupazione alla decisione del Tar. Se dovesse accogliere la tesi dell'impossibilità di procedere alla vendita tramite permuta creerebbe una sorta di «precedente», che potrebbe diventare complesso da gestire. «Si tratta di un'importante vittoria anche per le tesi che Italia Nostra da sempre difende a livello nazionale, per cui le procedure di dismissione dei beni pubblici, non possono essere esenti da valutazione da parte di un giudice terzo» dice Lidia Fersuoch di Italia nostra. L'associazione aveva contestato in particolate la «legittimità procedimentale» con cui Ca' Foscari voleva riorganizzare i profili logistici dei Dipartimenti dell'Area linguistica, cioè la permuta e il «mancato coinvolgimento della locale Soprintendenza ai beni culturali sulla delibera finale».