VENEZIA. Sei mesi in cui si definirà il futuro dell'economia di Venezia e del Veneto. Grandi navi, porto off shore, Porto Marghera. «Ma dobbiamo non farci condizionare dalla campagna elettorale», dice il presidente del Porto Paolo Costa. VENEZIA. Un anno cruciale per l'economia di Venezia e del Veneto. Anzi, ad essere decisivi saranno i prossimi sei mesi, dice il presidente del Porto lagunare Paolo Costa. «Ma bisogna gestire in maniera intelligente la campagna elettorale che porterà i cittadini a scegliere il sindaco di Venezia e il governatore del Veneto. Certi temi non possono rappresentare terreno di scontro tra i vari poli, perché le decisioni che saranno prese influiranno sulle scelte future del Comune e della Regione». Gli scontri ci sono già stati durante l'anno scorso: grandi navi da una parte e off shore dall'altra. Sulle crociere la via d'uscita non è stata ancora trovata, con gli ambientalisti più battaglieri che mai nel contestare la proposta del Porto del nuovo canale Contorta-Sant'Angelo. Sul terminal fuori dalla laguna la battaglia è con il Friuli Venezia Giulia che non vuole lo sviluppo di Venezia. Presidente, in un anno così importante teme che la campagna elettorale per comunali e regionali influenzi le decisioni? «Dobbiamo essere bravi ad evitarlo. Ci sono temi importantissimi che condizioneranno il futuro del nostro territorio. Penso a crociere, porto off shore e quindi alla riconversione di Marghera, ma anche aeroporto, turismo e ruolo della cultura, i quattro pilastri sui cui si basa l'economia veneziana. Adesso ci dobbiamo preoccupare di cosa fare nei prossimi anni». Non è stata ancora risolta la questione delle grandi navi. «Appunto, abbiamo perso un anno in chiacchiere. In questi giorni ho scritto al premier e ai ministri competenti chiedendo di accelerare nell'iter in corso e nella decisione finale del passaggio alternativo a San Marco perché altrimenti si mette a rischio l'economia crocieristica veneziana. E i tempi sono stretti». Ha fissato una dead-line? «Non sono io a fissarla. A metà marzo c'è il tradizionale Seatrade di Miami dove dovremmo dare delle risposte chiare a compagnie e armatori. Servono tempi certi, altrimenti continueremo con le restrizioni a vita e Venezia perderà il suo ruolo con lo spostamento dell'hub in altri porti. Questo produrrebbe un effetto negativo sull'economia della città e del Veneto ma anche una beffa perché le navi piccole continueranno ad arrivare portando solo passeggeri "mordi e foggi"». Ha notizie sulla valutazione di impatto ambientale del Contorta? «Lo sapete meglio di me che durante le festività in Italia non si muove niente, io intanto ho scritto ai ministri. Comunque sia il canale Contorta-Sant'Angelo è l'unico vero progetto che ha passato la conferenza dei servizi e ha avuto l'appoggio di tutte le autorità competenti, tutti gli altri rimangono solo idee alternative. Di più: solo il Contorta riesce a a soddisfare il duplice obiettivo di spostare le navi da San Marco e mantenere la crocieristica a Venezia». Il 2015 dovrebbe essere anche l'anno giusto per il via libera definitivo dell'off shore? «Prima lo Sblocca Italia poi la Legge di stabilità e quindi il Parlamento, hanno definito il progetto del terminal d'altura strategico, e non solo per Venezia e il Veneto, ma per tutto il Paese». E perché allora ci sono state tutte queste polemiche, soprattutto dal Friuli Venezia Giulia? «Il problema in Italia è che manca anche il rispetto delle Istituzioni, sono polemiche strumentali. L'off shore è un'occasione per tutto l'Alto Adriatico, e quindi anche per Trieste, di poter ospitare sul lato ovest le navi oceaniche. E mi lasci ricordare una cosa per chi è disinformato e non ha letto tutte le carte: il terminal d'altura ha avuto il via libera dal Comitatone per mantenere operativo il porto di Venezia con l'entrata in funzione del Mose, quindi capisce bene che le polemiche sono inutili». Senta presidente e in questo scenario che ruolo avrà porto Marghera? «Di sicuro non dovrà ospitare le crociere, la sua vocazione è un'altra. Adesso a Marghera c'è solo da investire, noi in qualche pezzettino lo abbiamo cominciato a fare. Poi c'è la chimica verde con le operazioni di riconversione e la logistica che con la realizzazione del porto off shore potrebbe essere fondamentale per lo sviluppo dell'area». Anche perché Venezia è uno dei pochi porti che può contare su un sistema infrastrutturale alle spalle. «Certo, e proprio in questo senso va lo sviluppo delle Autostrade del mare a Fusina. Entro sei mesi prevediamo il decollo definitivo con gli accordi che stiamo per siglare, assieme al governo, con la Turchia e l'Albania». Vi spingete in aree extra-euro? «E' un beneficio per tutta la regione e l'Alto Adriatico: andiamo a recuperare una quota aggiuntiva di traffico che oggi non esiste, andando oltre i confini dell'Unione Europea. A febbraio ci sarà un vertice italo-turco per definire gli accordi, in seguito toccherà anche all'Albania».
Grandi navi, Costa scrive a Renzi Si faccia presto
Il presidente del Porto Paolo Costa ha espresso preoccupazioni per l'impatto della campagna elettorale sulle decisioni future per l'economia di Venezia e del Veneto. I prossimi sei mesi saranno cruciali per definire il futuro dell'economia, con grandi navi, porto off shore e riconversione di Marghera. Costa ha sottolineato l'importanza di evitare conflitti su temi come le crociere, il porto off shore e la riconversione di Marghera, che condizioneranno il futuro del territorio. Ha anche espresso preoccupazioni per la valutazione di impatto ambientale del canale Contorta-Sant'Angelo e per la decisione finale sul passaggio alternativo a San Marco.
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