Per alcuni è la «Stonehenge italica», «il luogo più esoterico del Vittoriale». Certo è che l'Arengo, all'interno del Vittoriale, è degradato. Si cercano fondi per il restauro. Un boschetto di magnolie che per Gabriele D'Annunzio aveva le stimmate della sacralità: è l'Arengo, al Vittoriale, che contiene un recinto di sedili di pietra e colonne commemorative. In questo luogo, molto scenografico, il Vate era solito celebrare gli anniversari delle imprese di guerra e di Fiume, circondato dai suoi legionari. Le epigrafi intorno risuonano di motti per l'eternità, di parole d'ordine aere perennius , nel segno di quella retorica che persegue l'oltranza del giuramento e non consente cedimenti: Non nisi grandia canto (Non canto se non cose grandi), Ingressus at non regressus (Entrato ma non retrocesso), Undique fìdus, undique firmus (Ovunque fedele, ovunque fermo). D'Annunzio è un personaggio letterario e politico sfuggente alle facili catalogazioni, di destra o di sinistra che siano. Poeta decadente e uomo d'azione epica. Guerrafondaio, cantore del superomismo, in odore di fascismo, ma anche precursore di movimenti libertari. D'Annunzio rimane incatturabile, come tutte le grandi personalità artistiche. Allergico ad alcuni, venerabile per altri. Tra i devoti, per diletto e non certo per il lesso, si annovera Michele Sgarro, un ex-bancario che si professa cultore della materia con passione da ultimo legionario (o correligionario). «Un patriota anacronistico», si definisce lui, che tiene anche Alfieri e Foscolo, nonché Tito Speri, in gran concetto. D'annunzio per Sgarro è un chiodo fisso che vale la sfida di una mission impossible . Due anni fa ha pubblicato un romanzo («Il caos inimitabile») che ipotizzava l'incontro tra l'Imaginifico e Pirandello. Incontro storicamente mai avvenuto, pare anzi che i due si detestassero, ma la possibilità era tuttavia suggestiva. Il libro avrebbe dovuto sfruttare l'onda lunga del 150 anniversario della nascita del Vate, ma l'accoglienza è stata inferiore alle attese: secondo l'autore infatti la sua fatica non solo non ha ottenuto il patrocinio, ma sarebbe stato anzi oggetto di una sorta di ostracismo da parte degli «eredi del santuario» (leggasi Fondazione del Vittoriale). Grazie al romanzo tuttavia Sgarro ha incontrato Alessandro Bazzoffia, docente universitario molto accreditato nell'ambito dei recuperi architettonici, che già nel 2009 aveva presentato invano un progetto di risanamento dell'Arengo («la Stonehenge italica, il luogo più esoterico e trascurato del museo dannunziano: 27 colonne, di cui 17 dedicate alle battaglie, non alle vittorie, più importanti della prima guerra mondiale: le dodici sull'Isonzo, Caporetto, Fiume, Ronchi, Vittorio Veneto, ma soprattutto... la colonna della Vittoria a venire!»). Tra Sgarro e Bozzoffia è nato un patto d'acciaio per coronare l'impresa. Sgarro si è fatto carico di reperire i fondi per il progetto (50 mila euro), ha ottenuto un incarico ufficiale per la raccolta del finanziamento tra mille paletti burocratici, ha incontrato studiosi ed esuli istriani, ha bussato alle porte di aziende e sponsor senza riuscire a scucire un ghello. Si sa, questi sono tempi cupi per gli investimenti in cultura. Il suo mandato, sancito con contratto, è scaduto però lo scorso 31 luglio. Rassegnarsi alle pive nel sacco? Manco per idea. Sgarro non demorde. Il prossimo 24 maggio 2015 scade il centenario dell'entrata in guerra dell'Italia. L'ultimo tram non è ancora perso. Ha contattato Micaela Anfosso, architetto di Novara, anche lei amante di D'Annunzio e insieme presenteranno un nuovo progetto. «Seicentomila ragazzi morti per la mia patria meritano questo e altro», commenta Sgarrro. Memento audere semper (Ricordati di osare sempre) è un'altra locuzione dannunziana che è quanto mai appropriata.
Vittoriale. L'arengo del vate in cerca di fondi
Il Vittoriale, un museo e santuario dedicato a Gabriele D'Annunzio, è in stato di degrado. L'Arengo, un recinto di sedili di pietra e colonne, è stato degradato e si cercano fondi per il restauro. Un ex-bancario, Michele Sgarro, ha pubblicato un romanzo che ipotizzava l'incontro tra D'Annunzio e Pirandello, ma l'accoglienza è stata inferiore alle attese. Sgarro ha incontrato un docente universitario, Alessandro Bazzoffia, che aveva presentato un progetto di risanamento dell'Arengo nel 2009. I due hanno stretto un patto per coronare l'impresa, ma il mandato di Sgarro è scaduto.
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