Quando, nel 310 a.C., il console Quinto Fabio Rulliano propose di attraversare la Selva Ciminia per sorprendere alle spalle l'esercito etrusco, si sparse a Roma un tal panico che il Senato gli impose di non arrischiarsi a tal pericolo. La foresta che allora (come ancora oggi) separa il massiccio vulcanico dei Cimini dall'Etruria meridionale era, secondo lo storico Lucio Floro, «più intricata e spaventosa di quanto siano apparse recentemente le foreste della Caledonia e dell'Ircinia, e fino allora non vi erano penetrati neppure i mercanti. Nessuno poteva immaginare scrive Tito Livio che uno straniero si avventurasse nella Selva Ciminia». Questa meravigliosa selva che circonda in parte il lago di Vico, - importante soprattutto per la presenza di faggi secolari che qui vegetano ad un'altitudine eccezionalmente bassa, e per una fauna che annovera specie rarissime come il gatto selvatico, la martora e il recentemente identificato picchio nero, tipico di foreste intatte e vetuste - è oggetto da mesi di un acceso dibattito. Il Comune di Caprarola - che possiede 300 ettari di questo prezioso biotopo di faggeta relitta e fu nel 1982 il sostenitore della creazione della Riserva Regionale del Lago di Vico sul proprio territorio - ha iniziato l'iter di approvazione di un Piano di gestione forestale della faggeta, con previsione di tagli su una superficie di 30 ettari, il 10 del totale. Lo scopo dichiarato è quello di studiare e favorire la rinnovazione della foresta troppo vetusta, ma gli ambientalisti temono - come è accaduto non molto tempo fa a Bassano Romano - che si desideri invece di fare cassa sul pregiato legname ricavato dalle operazioni di sfoltimento. I precedenti esperimenti di questo genere - sostengono gli ecologisti - piuttosto che favorire il ringiovanimento della faggeta hanno consentito, nelle radure artificialmente aperte, l'insediamento del più rustico cerro o, peggio, di una vegetazione invadente di cespugli di rovo. Militano in favore dell'assoluta intangibilità delle faggete del Monte Fogliano e del Monte Venere i riconoscimenti a livello europeo come Sito d'Importanza Comunitaria (SIic, Zona a Protezione Speciale (Zps) e Habitat Prioritario nella Direttiva Habitat della Ue oltre ai pareri dei maggiori botanici italiani. Senza contare il fatto che questi patriarchi arborei - che secondo gli esperti godono di ottima salute - si trovano all'interno di una Riserva naturale e, in un territorio, sostengono le associazioni ambientaliste e il Comitato Amici della Faggeta del Lago di Vico, «già intensamente sfruttato dal punto di vista ambientale».