A proposito del più che opportuno dibattito aperto su «La Stampa» sul ruolo della cultura nello sviluppo di Torino e del Piemonte iniziato con il pregevolissimo articolo di Marco De Marie, mi permetto di portare la testimonianza di politico, che per dieci anni ha avuto con il governo dell'On. Ghigo, il privilegio di occupare sia il ruolo di assessore alla Cultura della Regione Piemonte, che quello di Presidente degli assessori alla cultura delle regioni italiane. Da questo osservatorio, mi permetto di dire che effettivamente negli ultimi anni è cambiata non solo la realtà culturale di Torino e del Piemonte, ma anche la percezione che si ha di essa in Europa. Si può infatti affermare senza timore di smentita che in Italia e in Europa sempre più spesso si parla di modello Piemonte. Se ne parla per indicare un sistema originale di relazioni tra il recupero del patrimonio culturale e la sua valorizzazione. E' il modello che in questi anni ha fornito alla nostra regione la capacità di investire sul «capitale umano» con le leggi sul diritto allo studio universitario, sui centri studenteschi, le proposte sulla ricerca, ecc., ha ridato la voglia di sognare sui grandi progetti. I cantieri di Venaria e delle Residenze Sabaude, per le quali la Regione ha ideato uno schema innovativo di gestione in rete. I musei piemontesi (più di tre milioni i visitatori nel 2003), con il Castello di Rivoli, la Gam, le Fondazioni Sandretto-Re Rebaudengo e Pistoletto principale polo italiano dell'arte contemporanea l'Università del Gusto di Pollenzo. Il «modello Piemonte» è la nascita della prima fondazione a partecipazione ministeriale per la gestione del Museo Egizio. E' il ritorno del grande cinema con il Museo Nazionale alla Mole, il Virtual Reality Multimedia Park, i centri di produzione di Telecittà a San Giusto Canavese e Unistudio a Venaria. E' la Film Commission, che con Elisa di Rivombrosa ad Agliè ha messo a segno un clamoroso successo d'immagine e un vero boom turistico. Ma è anche il lavoro che valorizzando la libera capacità propositiva delle singole realtà ha armonizzato la spumeggiante offerta culturale del territorio per trasformarla in una rete organica di risorse, comunicazione e servizi, come: il Circuito Regionale del Teatro Stabile, Piemonte dal Vivo, che raccoglie il meglio della nostra regione nella musica, danza, teatro e cinema, Piemontegroove, Experimenta, le mostre a Palazzo Cavour, la Fiera Internazionale del Libro fino a Torino Capitale Mondiale del Libro 2006-2007. In questi anni la politica culturale della Regione è stata guidata da una ferma convinzione: solo il confronto dialettico tra le idee e le differenze, la capacità di ascoltare e dare voce e spazio a tutti hanno permesso di avviare quell'immenso lavoro di regia istituzionale che nel rispetto della libertà di ogni soggetto ha catalizzato le energie migliori della nostra società e che ora va continuato con tenacia e vera convinzione, perché come giustamente ha scritto l'Assessore Alfieri, proprio qui sta il punto. Infatti, sebbene nel recente passato, sia l'amministrazione regionale che quella comunale di Torino, abbiano dimostrato di puntare decisamente sulla cultura come uno dei motori di sviluppo (umano e quindi anche economico) della nostra società, questa scelta è sembrata sovente essere accolta, in modo trasversale alle forze politiche e sociali della nostra comunità, in maniera tiepida e ancora precaria. Da questo punto di vista le primissime decisioni del nuovo governo regionale (la scelta di scorporare in vari pezzi l'assessorato Cultura - Istruzione -Università) e alcune dichiarazioni ai giornali («discontinuità su tutto e a qualsiasi costo») destano qualche preoccupazione. Comunque, come tutti hanno scritto, siamo tutt'altro che all'anno zero, e pertanto, riferendomi a quella «corrente ascendente» di cui parlava De Marie, bisogna lavorare per consolidarla, indipendentemente da ruoli e schieramenti politici, per il bene del Piemonte, del suo futuro e di tutti i suoi abitanti. Consigliere regionale Forza Italia
Cultura, ecco perché il Piemonte è un modello
Il politico, che ha occupato ruoli di assessore alla Cultura della Regione Piemonte e Presidente degli assessori alla cultura delle regioni italiane, sostiene che il modello Piemonte è un sistema originale di relazioni tra il recupero del patrimonio culturale e la sua valorizzazione. Questo modello ha permesso alla regione di investire sul capitale umano e ha ridato la voglia di sognare sui grandi progetti. I cantieri di Venaria e delle Residenze Sabaude, i musei piemontesi, il Castello di Rivoli, la Gam, le Fondazioni Sandretto-Re Rebaudengo e Pistoletto sono esempi di questo modello.
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