«Il mio non è allarmismo ma un doveroso richiamo ad assicurare le indispensabili priorità alle scelte in campo culturale, ai diversi livelli istituzionali in cui avvengono». Giovanni Puglisi, rettore dello Iulm di Milano e presidente della Commissione italiana per l'Unesco, è preoccupato: «Con le ultime incredibili vicende di Pompei, la Cina potrebbe sorpassare prossimamente l'Italia per numero di siti riconosciuti dall'Unesco, ora ne ha 47». Cioè il nostro unico, vero primato mondiale in campo culturale: una leggenda mediatica, usata spesso da troppi politici disinformati e orecchianti, attribuisce al nostro Paese il 60, il 70, o l'80 del patrimonio artistico del Pianeta, dipende dall'estro e dall'enfasi del momento. Tutto falso. L'Italia possiede, fino a oggi con 50 luoghi, la più lunga lista di beni culturali e paesaggistici riconosciuti Patrimonio mondiale dell'umanità dall'Unesco, l'organizzazione culturale dell'Onu. Aggiunge Puglisi: «La Cina sta procedendo come un carro armato, ha già superato la Spagna e ora ci tallona. A giugno ci sarà l'assise Unesco a Bonn e si deciderà per il 2015. La Cina ha presentato due candidature, noi una sola: la Palermo normanno-araba-bizantina. Scelta ineccepibile, ma mancano molte documentazioni. L'indispensabile indicazione dell'ente gestore del sito. Così come non c'è ancora l'impegno formale, da parte del cardinale arcivescovo di Palermo e dei vescovi di Monreale e di Cefalù, che le cattedrali interessate non saranno chiuse al pubblico per motivi di culto. Non sono dettagli ma sostanza. In più a febbraio si dovrà stabilire la candidatura, o le candidature, per il 2016». Tutti appuntamenti vicinissimi. Insiste Puglisi: «Il pareggio è vicino, se non ci muoviamo, se non c'è assoluta unità di intenti penso a Palermo di tutti gli enti coinvolti nella proposta. In più la vicenda di Pompei è solo l'ultima di una lunga serie di inefficienze, incurie, irresponsabilità, cialtronaggine e pigrizia politica». Niente allarmismo, dice Puglisi. Ma una profonda preoccupazione, è impossibile non nutrirla.