Luigi Corbano Direttore de laVerdi di Milano Caro direttore, l'articolo di Paolo Isotta ( Corriere della Sera, 12 dicembre 2014) ha avuto il pregio di collocare la difesa del patrimonio culturale, artistico, sociale e occupazionale de laVerdi nel contesto di considerazioni più generali. In ogni parte del mondo, le attività operistiche o di musica classica sono sovvenzionate dagli Enti pubblici, in forma diretta o indiretta. Si tratta di discutere sull'ammontare della sovvenzione, anche in considerazione della crisi della finanza pubblica. Ma spesso i soldi ci sono: solo per pochi e magari più di prima. Per esempio, i costi generali de laVerdi sono pari a quello di un solo sovrintendente di una Fondazione lirico-sinfonica. Da sempre le Fondazioni lirico-sinfoniche (oggi 14) assorbono la metà del Fondo unico dello spettacolo: l'altra metà va a prosa, danza, cinema, circhi, spettacolo viaggiante, attività all'estero e a tutto il resto della musica (teatri di tradizione, concerti, orchestre, festival...). A cavallo degli anni 80-90, con il blocco delle assunzioni, si è inventata la possibilità di trasformare gli enti lirici autonomi in Fondazioni, sulla base di alcuni requisiti e criteri, con l'ingresso dei privati. Di fatto solo un ente ricadeva sotto quei requisiti, ma, con grande acume, si è deciso che tutti si trasformavano in Fondazioni, per il «proseguimento della privatizzazione delle istituzioni culturali, [...] in vista sia di deburocratizzare la gestione sia di aprirli maggiormente alla società ( sic !) e all'apporto dei capitali privati». Che è successo da allora? Dal 1997 al 2012, I contribuenti italiani hanno dato 5,5 miliardi e i privati 633 milioni: ovvero il 66,4 contro il 7,65 dei ricavi complessivi delle Fondazioni lirico-sinfoniche, che peraltro hanno realizzato 300 milioni di disavanzi di gestione. Esaminando da vicino, si vede che i «privati» sono per lo più fondazioni bancarie e aziende ed enti pubblici che, in gran parte, hanno aderito per «dovere politico». E i disavanzi, si badi non dovuti alla mancanza di fondi pubblici, sono coperti per il 99 da Stato, Comuni, Regioni, Camere di commercio, Province e Fondazioni bancarie. Invece di prendere atto che è stata una legge fallimentare, si prosegue con decreti annuali per tamponare la situazione: si è arrivati persino a introdurre una tabella per definire i compensi degli artisti, salvo poi aggirare la norma, dicendo che «tanto paga lo sponsor». Di fatto si è passati dal sovvenzionamento delle attività al finanziamento dell'ente, così che chi produce di più è penalizzato rispetto a chi è improduttivo. Un sovrintendente, Antonio Ghiringhelli, sosteneva che, entro giusti limiti, l'intervento della sovvenzione è sano e tende a produrre e mantenere una buona gestione; oltre, invece, favorisce cattiva gestione, creando le condizioni per sperperi, a prescindere da una politica di pubblico e lo Stato finisce per assumersi illimitatamente il finanziamento degli enti. La sovvenzione quindi deve essere entro un limite minimo e uno massimo, e ad essa deve corrispondere una certa misura di incassi realizzati per effetto dell'attività, ovvero la presenza del pubblico, che è il fine della sovvenzione. Per esempio, la sovvenzione pubblica non dovrebbe essere inferiore al 100 per cento delle entrate proprie dell'ente e superiore al 200 per cento delle stesse: in tal modo, la sovvenzione coprirebbe una percentuale tra il 50 e il 66,6 per cento dei ricavi complessivi, favorendo il fatto che l'attività realizzi almeno sottolineo, almeno un terzo dei ricavi, a dimostrazione della sua validità e dell'effettiva partecipazione del pubblico. È dunque questo che rivendica laVerdi: sovvenzioni della produzione con criteri di assegnazione tali da premiare il merito e la produttività. Ma forse questi ultimi sono termini desueti.
Le sovvenzioni non coprano bassa qualità e platee vuote
La sovvenzione pubblica per le attività operistiche e musicali è un tema di discussione. I fondatori di laVerdi sostengono che le sovvenzioni dovrebbero essere entro un limite minimo e massimo, e che dovrebbero coprire almeno il 50% dei ricavi complessivi dell'ente. Questo sarebbe per favorire la produttività e la partecipazione del pubblico. I fondatori sostengono che la sovvenzione pubblica non dovrebbe essere inferiore al 100% delle entrate proprie dell'ente e superiore al 200% delle stesse. La sovvenzione pubblica è stata utilizzata per finanziare le attività di laVerdi, ma i fondatori sostengono che questo non è stato sufficiente per coprire i disavanzi di gestione.
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