Musica nell'antica Roma. C'è tutto un mondo a noi sconosciuto, fatto di note e e suoni, che costituiva parte integrante della vita quotidiana imperiale. Cosa fischiettavano gli abitanti dell'Urbe? Che canzoni si cantavano ai banchetti o a teatro? La storia antica continua ad mostrarsi muta: l'unica partitura esistente sul mondo latino ci è stata tramandata da un manoscritto medievale, con una manciata di note del tema dell'"Hecyra", una delle commedie più celebri di Terenzio. Poi il buio. Arriva in soccorso l'archeologia, soprattutto quella pompeiana, che nei suoi numerosi reperti, affreschi e mosaici, ci racconta quanto la musica fosse fondamentale nelle cerimonie religiose, così come nei ludi, nelle rappresentazioni teatrali, persino negli spostamenti sul campo degli eserciti, guidati dalla tromba. Se ne è parlato al Museo archeologico nazionale di Napoli, durante l'incontro "Eros e musica nell'antica Pompei", curato dall'associazione "Trentaremi". Si tratta di una visita guidata alla scoperta degli antichi esemplari di strumenti musicali del primo secolo, tra tibie di bronzo, sistri (sonagli) e frammenti di qualche lira lignea, provenienti dagli scavi vesuviani. Seguirà anche un itinerario nelle sale museali e un'escursione nel "Gabinetto segreto" pompeiano, per un approfondimento sui costumi sessuali dei romani. Perché collegare passione e note nel tour guidato? "Eros e musica erano molto affini nel mondo antico", spiega Riccardo Prencipe, storico dell'arte e guida della Regione Campania. E aggiunge: "Basti pensare al grande affresco di Villa dei Misteri, in cui viene raffigurato un rito iniziatico che include una parte musicale, testimoniata dalla presenza di suonatori di flauto o di lira, e una chiaramente sessuale, con la giovane iniziata che scopre un simbolo fallico di fertilità, legato al culto di Dioniso". Oggi, grazie a recenti ritrovamenti e ricerche, gli studiosi sono in grado di ricostruire un piccolo prontuario sulla musica della Grecia antica, della quale si conoscono una serie di complimenti e strofe, per un totale di quaranta minuti. Rimane il mistero per quella romana, totalmente assente da ogni codice e manoscritto. "Il dibattito è ancora aperto - prosegue Prencipe - si ritiene che i latini non scrivessero partiture, ma che suonassero soprattutto improvvisando. Gli strumenti offrivano più effetti sonori che vere e proprie melodie". All'incontro si discuterà anche sulla figura del "musico" del mondo antico, molto diffusa anche a Pompei, visti i cospicui ritrovamenti di strumenti in più domus. "Era una vera e propria figura professionale - conclude - Addirittura c'era una legge che tutelava i musicisti latini rispetto a quelli provenienti da altre parti dell'impero, quindi non cittadini romani". Prencipe, che alla sua attività di storico unisce anche una profonda conoscenza della storia della musica (è infatti compositore e chitarrista), terrà un ulteriore incontro sull'argomento con una lezione-concerto all'asilo Filangieri di vico Giuseppe Maffei, martedì 16 gennaio alle 21, in cui si esibirà col suo gruppo "Corde oblique".