CABRAS. È stato un Capodanno al freddo e al gelo, come largamente previsto, per il gruppo di volontari (nella foto) che dalla notte di Natale presidia il cantiere archeologico di Mont'e Prama, rimasto incustodito per le feste di fine anno in attesa che gli archeologi della Soprintendenza e dell'Università di Sassari riprendano gli scavi il giorno dopo l'Epifania. A mezzanotte, a brindare attorno al fuoco acceso davanti al cancello del cantiere erano appena in tre, ma ieri sono tornati in tanti da tutta la Sardegna a fare il loro turno di vigilanza o anche solo a portare provviste per la cena e legna per il fuoco. Bocche cucite però davanti ai taccuini dei giornalisti. «Ci hanno attribuito dichiarazioni che non abbiamo mai fatto mettendoci in difficoltà con la Forestale e le forze dell'Ordine», spiega uno dei volontari appena uscito dal camper che è diventato il punto di riferimento del presidio. Intanto continuano ad arrivare gruppetti di visitatori che saltano senza problemi il muretto a secco diroccato che delimita l'area del cantiere, danno un'occhiata all'area di scavo, e se ne ritornano un po' delusi alla macchina. Questo a dimostrazione della facilità con cui è possibile accedere all'area degli scavi. È anche vero che dopo il trasferimento dei Giganti è rimasto ben poco da vedere. E anche ben poco, per non dire nulla, che si possa portare via. Sarà per questo che non c'è stato il temuto assalto dei tombaroli? Di sicuro il presidio ha rappresentato un prezioso deterrente contro i malintenzionati. Ma c'è un'ulteriore sia pur paradossale dimostrazione che tutte le presenze attorno all'area degli scavi vengono monitorate con cura. L'ultimo giorno dell'anno racconta uno dei volontari che però ha preferito non dire il suo nome sono arrivati invece i carabinieri del Nucleo per la tutela dei beni culturali di Sassari. Anche loro hanno dato un'occhiata al cantiere, ma prima di andarsene hanno comunque chiesto i documenti a tutti i presenti. (Francesco G. Pinna)