Trione, curatore del Padiglione Italia alla Biennale: «L'importante che poi tornino a Capodimonte» NAPOLI. «Pompei è diventato un casus belli , la pietra dello scandalo in ogni occasione. Dall'episodio della chiusura del sito, proviamo a spostare il discorso sul turismo barbarico che si scatena soprattutto in alcuni giorni dell'anno». Vincenzo Trione, curatore del prossimo Padiglione Italia della Biennale di Venezia, non ha paura di apparire elitario: per il critico d'arte napoletano, ordinario all'Università di Milano e prestigioso collaboratore del «Corriere della Sera», il turismo culturale deve essere di qualità: «Basta con le invasioni incivili, con i visitatori che vanno nei siti come a una scampagnata. Piuttosto che assistere a questo meglio chiudere Pompei e gli altri musei, calmierare i flussi. Franceschini ha ragione». Prof, non le sembra di essere un tantino snob? «Tutt'altro. Il problema è di incentivare una fruizione consapevole. Il patrimonio culturale va valorizzato e non solo conservato. Sono sempre più convinto che i siti e i musei si debbano trasformare in luoghi in cui si insegna qualcosa. Sono per la funzione pedagogica: perché non immaginare nuove forme di narrazione? Anche attraverso didascalie dettagliate, visite guidate non occasionali e così via. Sono d'accordo con Carandini quando dice: i vecchi cocci parlano solo agli specialisti». Pompei però non è proprio vecchi cocci... «Certo, è un patrimonio unico al mondo, con delle emergenze innegabili, ma deve essere reso più fruibile e la questione è va molto oltre il singolo episodio di Capodanno. Tra l'altro lì bisogna anche programmare e coordinarsi con i tour operator, come spiega bene Marco Demarco sul Corriere di ieri». Cosa si potrebbe fare in Campania? «La Campania potrebbe essere uno straordinario laboratorio per allacciare connessioni tra l'antico e il contemporaneo. A Napoli il patrimonio archeologico è inestimabile, così come quello moderno, penso a Capodimonte naturalmente. E poi la città è una palestra importante per il contemporaneo. Bisognerebbe collegare in qualche modo i musei tradizionali e il Madre dentro un'unica piattaforma. E saper cogliere le occasioni». Quali, per esempio? «La Campania è la regione delle grandi occasioni perse, il trend è senz'altro negativo. Penso ad esempio all'Expo, ormai alle porte. Incredibile che la Campania ne sia totalmente fuori». Da che cosa cominciare, allora? «Per esempio, per quanto riguarda Pompei, dall'apertura ai privati. Sono del tutto in disaccordo con Settis e gli altri che demonizzano l'ingresso dei privati in archeologia. Se si trovano privati che vogliono investire ben vengano, anzi vanno aiutati, anche se chiedono poi di utilizzare il brand del sito per campagne pubblicitarie. In Italia impera ancora un'ottica vetero statalista. Al Museo Belvedere di Vienna si può organizzare una cena davanti al celebre dipinto del Bacio di Klimt. Senza peraltro alterare il rigore filologico». Eppure a Pompei ci sono state spesso polemiche sull'utilizzo del sito. «Io però non penso all'utilizzo dei siti per gli spettacoli. O almeno non solo. Mi riferisco più a quello che Della Valle ha immaginato al Colosseo. Realizzare un restauro e utilizzare il brand». Ha letto della proposta di Franceschini di spostare pezzi della collezione Farnese a Piacenza? «Mi sono complimentato con il ministro per questa sua idea. A patto che naturalmente sia uno spostamento in entrata e in uscita. Se si tirassero fuori dai depositi del musei campani i pezzi che giacciono da tempo lì si potrebbero realizzare grandi mostre per i prossimi tre anni». Ma tutto questo costa... «Il problema non sono i soldi, ma le idee. Se queste ultime funzionano allora si possono fare le vere rivoluzioni. Credo che una grande occasione verrà dai nuovi bandi, appena pubblicati, per la direzione di importanti musei italiani, tra cui anche Capodimonte. Potrebbe essere l'inizio di un cambiamento epocale». Infine, impossibile non chiedere al curatore dell'atteso Padigliono Italia come vanno i lavori per la prossima Biennale. «I lavori vanno avanti a marce molto forzate, non comunico ancora i nomi perché c'è un accordo con il ministro e con il presidente Baratta di non rivelarli prima della settimana di marzo in cui si terrà la conferenza stampa di tutto il progetto della Biennale. La lista degli artisti è stata chiusa ieri, il 31 ho fatto l'ultima proposta a un grandissimo artista che ha accettato. Nei primi tempi, sono stato bersagliato sul fronte Biennale da tutti i lati, allora ho adottato il metodo Bearzot, l'allenatore della Nazionale dell''82. Dopo il primo girone, entrò in silenzio stampa e non parlò prima di aver vinto i Mondiali». Allora Trione ha intenzione di vincerli questi mondiali? «Assolutamente sì. Lo vedrete».