Il movimento Neoborbonico lancia l'allarme e chiede chiarimenti al ministro Dario Franceschini, che aveva detto: «Alcuni beni della Collezione Farnese dovrebbero essere portati da Napoli a in Emilia. I quadri di Lorenzo Spolverini ha detto ancora il ministro oggi nei depositi di Capodimonte, vengono da palazzo Farnese a Piacenza, e a Piacenza potrebbero tornare». NAPOLI. Immaginiamo le ampie sale del Museo nazionale vuote e fredde, con le iscrizioni alla base di sculture ormai scomparse. O le tracce sbiadite di forma rettangolare sulle pareti della reggia di Capodimonte, lì dove oggi sono esposte le tele dei grandi pittori rinascimentali. Se le imponenti collezioni dei due edifici dovessero migrare altrove, la città perderebbe improvvisamente un pezzo significativo del suo patrimonio storico e archeologico. Un rischio seriamente paventato dal Movimento Neoborbonico, che ha chiesto chiarimenti al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, «in merito alla circostanza di alcuni beni della Collezione Farnese che dovrebbero essere portati da Napoli a Parma». Le parole che hanno innescato l'allarme dell'associazione partenopea sono state pronunciate il 27 dicembre sul Corriere della Sera in un'intervista intitolata «Riportiamo a casa le opere dimenticate dai grandi musei», nella quale Franceschini si è espresso sulla necessità di restituire pezzi d'arte ai luoghi d'origine, ed ha fatto qualche esempio: «Gli arredi farnesiani e borbonici della reggia di Colorno, dei duchi di Parma, sono dispersi tra palazzo Pitti, il Quirinale e Capodimonte». Dopo qualche riga il ministro è stato ancora più esplicito: «I quadri di Lorenzo Spolverini, oggi nei depositi di Capodimonte, vengono da palazzo Farnese a Piacenza, e a Piacenza potrebbero tornare». Dichiarazioni che hanno scatenato la fantasia di alcuni organi d'informazione emiliani (Parmaquotidiano.info auspica una rapida restituzione dei «beni rubati a Parma». Piacenzasera titola trionfante: «Tornino al Farnese i quadri dello Spolverini»), ma anche la reazione indignata dei neoborbonici che ci tengono a ribadire la realtà storica. «Scrivono erroneamente di beni rubati spiega il segretario generale dell'associazione, Salvatore Lanza ma non sanno che Carlo di Borbone decise nel 1734 il trasferimento dei pezzi farnesiani dal Ducato di Parma alla capitale del Regno delle due Sicilie, e di lasciarli in eredità al figlio Ferdinando IV, semplicemente perché erano un patrimonio della sua famiglia. Guarda caso, il ministero non ha risposto alla nostra lettera: forse si sono resi conto della gaffe». Intanto dalla reggia di Capodimonte, tirata in ballo da Franceschini, fanno sapere di non aver ricevuto nessuna comunicazione in merito a questo presunto trasferimento dei quadri di Spolverini, che attualmente sono nei depositi, ma non in permanenza. C'è una rotazione delle opere mostrate al pubblico, rende noto il Museo, anche in coerenza con i percorsi espositivi che nel tempo vengono realizzati. Nell'intervista rilasciata al Corsera il ministro fa anche un altro riferimento a Napoli: «Il Sarcofago di Eremburga, nel deposito del museo archeologico dice potrebbe andare insieme al Sarcofago di Ruggero in Calabria, al Museo nazionale di Mileto». Se dovesse passare questa idea delle restituzioni, denunciano i neoborbonici, sarebbe a rischio un patrimonio immenso che invece appartiene legittimamente al popolo di Napoli. «Pare che Carlo di Borbone ricorda Lanza - avesse fatto aggiungere una postilla al suo testamento nella quale esprimeva il desiderio di donare tutto l'immenso patrimonio famiglia reale alla città. E poi, se proprio vogliamo parlare di 'ri-distribuzione' conclude Lanza - dovremmo menzionare i beni sottratti dai Savoia a Napoli e al Sud e che occorrerebbe restituire: specchi, porcellane, quadri o arazzi delle Regge finiti tra Torino e Roma ed enti pubblici vari».