Si presenta il secondo tomo del catalogo generale delle opere custodite in Pinacoteca, un prezioso lavoro che documenta la ricchezza, l'unicità delle nostre collezioni pubbliche. E il presidente di Brescia Musei, Massimo Minini, non si lascia sfuggire l'occasione per rilanciare una ennesima provocazione: la città si faccia mecenate di una grande scultura, dimostri la sua nascosta identità culturale. Minini ci crede, pensa che la città nasconda una generosità e una passione per le arti che occorre solo stimolare. Lo dice Minini, con ammirabile convinzione, quasi per esorcizzare la notizia che poco dopo di lui, per il tramite del vicesindaco Laura Castelletti, verrà comunicata alla platea: la pinacoteca Tosio Martinengo, non sarà riaperta che fra quattro anni. Sempre che le cose filino lisce, che i finanziamenti promessi siano regolari, che ne arrivino altri ad integrare le ingenti necessità del restauro. Ed è una notizia che, seppure realistica, gela gli entusiasmi. Perché è nei sotterranei di quell'edificio in restauro da troppo che si celano i capolavori, da Raffaello a Savoldo, a Moretto, a Romanino, che fanno grande il nostro museo e tristissima, emblematicamente insopportabile, la sua prolungata chiusura. Al punto che qualcosa occorrerebbe fare. Riallestire le sale più significative negli spazi di Santa Giulia, rilanciare in ogni modo il godimento pubblico dei capolavori di cui siamo custodi. E poi dare vita ad una grande raccolta fondi presso banche, istituzioni, associazioni di categoria e professionali, fondazioni per convogliare verso la pinacoteca fondi più che sufficienti ad accelerare e ultimare i lavori di recupero. Luigi Di Corato ha curriculum e professionalità per dirigere i nostri musei. Il presidente Minini ha l'autorevolezza per comporre accanto al consiglio, un comitato finanziario. Entrambi sanno che alle direzioni ed agli amministratori vengono richieste, oggi, ovunque, capacità di fund raising. La raccolta fondi non è una richiesta di beneficenza. Il fund raising è una scelta finanziaria che esige professionalità e regole per il coinvolgimento dei singoli, per il rapporto con le aziende, l'attrazione di uffici marketing per una liberalità e una promozione di immagine garantite da visibilità e ritorno di benefici (la titolazione di una sala del museo, la dedica di un capolavoro d'arte, la gratuità alle mostre, corsi sull'arte per gli associati delle categorie coinvolte,ecc.). È un percorso obbligato per tutte le istituzioni culturali. Serve anche a Brescia. Per risvegliare la coscienza di una troppo sopita identità.