MONZA. La legge di Stabilità approvata dal governo rischia di bloccare «l'operazione parco di Monza». Ovvero la cessione di quote di proprietà del parco (e dell'autodromo) dai Comuni di Monza e Milano a Regione Lombardia. Nel testo della finanziaria non sono stati accolti i sub emendamenti che avrebbero consentito tale passaggio in regime di esenzione fiscale. L'operazione rischia, a questo punto, di non essere più economicamente conveniente: dei 20 milioni di investimento per parco e autodromo già deliberati dal Pirellone, ma vincolati alla proprietà di un terzo del parco, 8 milioni finirebbero nelle tasche dell'erario come tassa di registro. «È una situazione assurda che mette a rischio l'investimento di Regione sul parco e lo stesso Gran Premio d'Italia commenta Fabrizio Sala, assessore regionale a Expo e Internazionalizzazione delle imprese . Nei prossimi giorni ci troveremo con il presidente di autodromo, Aci, Comuni di Monza e Milano per valutare la possibilità di percorrere altre strade per il rilancio del parco sia da un punto di vista sportivo sia ambientale». In tutta la vicenda c'è però chi vede con timore l'ingresso della Regione nella proprietà del parco: «Si tratta di un'operazione finalizzata esclusivamente alla tutela del circuito spiega Bianca Montrasio, presidente del Comitato per il parco quando sono i boschi, le ville e le cascine del parco ad avere bisogno di finanziamenti straordinari che mancano al parco da vent'anni». È infatti del 1995 la legge regionale 40 che portò al parco 24 miliardi di lire per una trentina di progetti di riqualificazione del verde e degli edifici. «Ci troviamo a curare un grande vecchio spiegano Stefano Monti e Augusto Sanvito, gli unici due agronomi per 700 ettari di verde , ma non abbiamo le risorse per fare la manutenzione straordinaria che è indispensabile in un contesto del genere». Il risultato? Ogni anno cadono o sono abbattute circa 400 piante d'alto fusto perché malate o poco stabili e non possono essere sostituite per mancanza di fondi. Eppure il parco cintato più grande d'Europa che compirà 210 anni proprio nel 2015, avrebbe bisogno, ora più che mai, di risorse straordinarie per i suoi 110 mila alberi d'alto fusto. Il Consorzio di gestione destina 350 mila euro all'anno per la manutenzione ordinaria, ma non ci sono soldi sufficienti per programmare un censimento delle piante, il rimboschimento, la sostituzione di essenze anche di pregio che negli anni si sono perse nel parco come nei giardini reali. «Anche davanti alle malattie delle piante possiamo fare poco spiegano gli agronomi : occorrerebbero 20 mila euro per contrastare la cameraria ohridella che colpisce gli ippocastani e altrettanti da dedicare alla lotta contro l'oidio della quercia o la piralide del bosso una patologia recentissima». Mancano i fondi anche per i giardini reali dove, da luglio, ad occuparsi del verde non è più una società esterna, ma i cinque operai in servizio al Consorzio. Da quando la gestione è diretta la situazione è migliorata, si interviene più velocemente, ma la forza lavoro è ridotta ai minimi termini e c'è chi ricorda che solo una decina di anni fa il personale a libro paga era quasi il triplo.