«Le istituzioni politiche prendano coscienza che il più grande tesoro della Sicilia è quello culturale. E facciano qualcosa». Dal suo studio a Palazzo del Quirinale, Louis Godart ripercorre le tappe del suo amore per la Sicilia, per i siciliani e, soprattutto, per la sua ricchezza immensa fatta di arte, storia, archeologia e paesaggi mozzafiato. Archeologo e filologo miceneo, Godart è da molti anni il consigliere del presidente della Repubblica per la conservazione del patrimonio artistico. È lui il deus ex machina di una delicata e per certi versi innovativa opera di valorizzazione dei beni d'arte dello Stato culminata, in questi anni sotto la guida di Giorgio Napolitano, in eventi e grandiose mostre nel segno della valorizzazione del patrimonio ma anche in una politica accorta di tutela e fruizione. Il fondamento è il rispetto per il patrimonio. E l'amore. Proprio di amore parla Louis Godart quando accenna all'Isola. «Io nutro un profondo sentimento per la Sicilia dice il consigliere del presidente Napolitano ed è un amore ragionato che poggia su tutta una serie di motivi perché l'Isola siciliana è il punto di partenza con l'Egeo della civiltà occidentale. Come si fa a non amare quelle che sono le radici profonde della nostra cultura? La Sicilia dev'essere appassionatamente amata come me ne convinco, sempre più, ogni volta che mi trovo in Sicilia e mi sento coinvolto in questa avventura culturale dall'Isola raggiunge l'Italia e il mondo». Eppure, professor Godart, il patrimonio dell'Isola soffre. «È vero. Molti grandi siti e monumenti soffrono a causa di varie problematiche: la mancanza di operazioni di restauro in primo luogo. Vi sono luoghi straordinari che attendono costosi interventi da tempo e questo rappresenta certo una questione seria in termini di gestione e tutela del patrimonio che dev'essere affrontata e risolta. Occorre un coinvolgimento vero delle persone chiamate a gestire i siti siciliani. L'ultima volta che sono stato in Sicilia è avvenuta in occasione della visita di Stato dei reali del Belgio. Con re Alberto e la sua consorte, regina Paola, abbiamo ammirato il sito archeologico di Agrigento e ne siamo rimasti incantati. Ma quel che ci ha più colpito, e che ricordo con grande meraviglia, è stato constatare l'impegno profuso da un gruppo di ragazzi in questo sito archeologico. Ne ho un ricordo bellissimo. E credo che sia questa la strada da perseguire: occorre coinvolgere le forze vive del Paese per proporre qualcosa di qualificante dal punto di vista culturale e che sia fonte economica per il bene del territorio. Durante la visita alla Valle dei Templi, con i reali del Belgio abbiamo commentato la bellezza e lo straordinario valore di questo impegno da parte delle nuove generazioni e la passione profusa, di cuore, per la propria storia. Questo è quel che occorre valutare seriamente per imprimere una svolta. Esempi così belli, in Sicilia, ve ne sono come a Segesta e Selinunte di cui mi vennero illustrati progetti interessanti. Io credo allora che soprattutto nel sud, dove i problemi legati all'occupazione sono terribili, che sia necessario e bisogna spronare le autorità locali perché si coinvolgano i giovani a sviluppare, accanto alla salvaguardia dei monumenti, anche alcune iniziative si sostegno volte alla loro valorizzazione come per esempio la promozione delle eccellenze enogastronomiche che la Sicilia vanta accanto ai tesori d'arte, storia e natura. Questo potrebbe essere utile non solo per la Sicilia ma per l'intero Meridione». Il connubio tra tutela e sviluppo del territorio perseguito con grandi difficoltà dalla politica, è invece a naturale fondamento dell'articolo 9 della Costituzione. Per quale ragione è così complicato attuarlo? «L'articolo 9 della Costituzione è semplice e chiaro come, appunto, il rapporto tra la salvaguardia e la fruizione di luoghi d'arte e natura fondata sull'appartenenza del patrimonio al popolo. La Costituzione è un monumento mirabile. I padri costituenti sapevano benissimo che una delle risorse fondamentali dell'Italia erano il paesaggio e il patrimonio storico e archeologico e, proprio per questa ragione, hanno introdotto un articolo ad hoc che però è spesso disatteso come accade anche oggi. Ed è un peccato. In Sicilia va fatta una cosa: io ho avuto occasione di recarmi nella provincia di Enna dove abbiamo due tesori eccezionali che sono la Villa del Casale e il museo di Aidone. Il sito di Piazza Armerina è un luogo magico di recente esaltato da un ottimo restauro; ad Aidone hanno fatto rientro la Demetra di Morgantina e i preziosi argenti. Un altro luogo di grande fascino e valenza che, purtroppo, non è adeguatamente promosso. Credo che la Regione dovrebbe impegnarsi a far sì che questo sito, come altri meravigliosi della Sicilia, siano conosciuti e dunque tutelati. Nella provincia di Enna vi è anche un paesaggio di straordinaria bellezza e una splendida cultura enogastronomica, come dappertutto in Sicilia. E allora è impensabile che il museo di Aidone soffra per carenza di visitatori, è inaccettabile che le istituzioni politiche non intervengano. La ricchezza di cui abbonda il territorio siciliano deve diventare motore di crescita. Deve essere volano economico e occupazionale perché i presupposti sono concreti». Secondo lei, la libertà gestionale del patrimonio concessa dall'Autonomia siciliana ha influito in maniera negativa? «Ritengo che sia certamente una riflessione da approfondire. Lo Statuto speciale ha dato piena libertà alla Sicilia di amministrare i suoi beni culturali e paesaggistici e, certo, non si può cambiare lo Statuto. Tuttavia vorrei che vi fosse una presa di coscienza seria da parte delle autorità politiche: questo è il vero vulnus. Basta immaginare ciò che sarebbe potuto accadere se una decima parte del patrimonio siciliano si fosse trovata in certi Paesi del mondo: vi sarebbero state decine e decine di pullman di turisti a far la fila per visitarli. La Sicilia deve puntare su se stessa: abbinare i tesori di storia, arte e paesaggio con l'alta cultura enogastronomica. E sfidare l'economia». E magari aprire i suoi confini alla sperimentazione di grandi mostre ed eventi? «Certo, deve farlo sempre nel pieno rispetto del patrimonio e della sua sicurezza. Come responsabile del patrimonio culturale della Presidenza della Repubblica, ogni volta che è possibile dare in prestito un'opera d'arte io dico sempre di sì. Certamente, si deve trattare di eventi qualificanti, mostre di rilievo e, quale prima ovvia regola, senza alcun rischio per i capolavori che devono essere spostati. Sono questi eventi che permettono alla gente di allargare i propri orizzonti e capire quali sono i tesori custoditi in altre città e, poi, far scaturire in loro il desiderio di visitarle e scoprire il contesto di questi tesori. Per questo sono sempre favorevole a prestiti di opere d'arte per eventi per cui ne valga la pena e so bene che non tutti condividono la mia stessa opinione, ma quel che abbiamo fatto in questi anni al Quirinale dimostra che è una buona prassi». Professore, anche quest'anno Legambiente e il Fondo ambiente italiano hanno denunciato le carenze che connotano i 7 siti Unesco della Sicilia. Qual è il suo commento? «Ne sono amareggiato. I siti insigniti dell'Unesco vanno tutelati. Un monumento che soffre è motivo di seria riflessione culturale e politica. E mi rammarico anche delle condizioni di luoghi simbolo come il Teatro greco di Siracusa che attende il suo restauro: la città aretusea è un luogo a cui sono particolarmente legato. Il suo Teatro greco con le Rappresentazioni classiche che riecheggiano gli splendori del passato, sono un vero tesoro. Siracusa è un luogo magico del Mediterrano e va meglio preservata come la Sicilia tutta che dev'essere protetta ma, soprattutto, conosciuta».
La Sicilia
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Isabella Di Bartolo
La Sicilia
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