Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu: «Risultato molto soddisfacente, pure la critica ha apprezzato» PISA. «Soddisfacente, molto soddisfacente», è il commento di Cosimo Bracci Torsi, presidente della Fondazione Palazzo Blu, quando gli si chiede come sta andando la mostra di Amedeo Modigliani. Non può essere che così, visto che l'ultimo dato, del 29 dicembre, registra un'affluenza di 60.000 visitatori complessivi, con un notevole incremento rispetto ai 22.787 del 6 novembre. «La mostra va molto bene, ha un grosso successo di pubblico e rappresenta un vero record di visitatori. Nessuna rassegna precedente, per quanto visitata, registra un simile numero». Che tipo di pubblico? «Molto vario, non solo pisani, moltissimi livornesi e persone che arrivano da tutta Italia». E stranieri? «Anche, non si può pretendere che arrivino da Londra o Berlino per vedere Modigliani, ma quelli che sono qui vengono». Anche la critica, aggiunge il Presidente di Palazzo Blu, «ha risposto positivamente, quotidiani, riviste, tv, internet, ne hanno parlato bene e gli addetti ai lavori l'hanno apprezzata». Il segreto del successo? «Un numero di opere di Modigliani altissimo, come raramente si vede, prestate da musei prestigiosi come il Musée de l'Orangerie e il Centre Pompidou, quindi sicure. Prestiti davvero eccezionali. Poi la mostra presenta tutto il percorso artistico dell'artista e i suoi continui contatti con altre correnti culturali, i futuristi ad esempio o la scultura di Brancusi, senza rimanerne contagiato più di tanto. Quindi i famosi "ses amis" non sono mere presenze per far numero, come è successo in molte mostre recenti, ma un modo di far capire il mondo in cui si svolgeva l'arte di Modigliani e le sue reazioni ai vari movimenti». E poi? «E poi c'è lui, la sua personalità, affascinante ed intrigante. Un italiano, un livornese, uno della nostra terra che emigra, ma rimane italiano nelle radici ed anche nella sua pittura». C'è stata inoltre una densa attività di promozione intorno alla mostra. La serie di incontri a Palazzo Blu promossi dalla Fondazione che, iniziati il 13 novembre, continueranno sino al 10 febbraio. Una decina di conferenze che hanno riguardato le tematiche della mostra, la figura dell'artista il mito, le beffe. «C'è stato un bellissimo filmato in tre puntate sulla vita, che ha ricreato perfettamente i luoghi, la Livorno e la Parigi di quegli anni», sottolinea con entusiasmo Bracci Torsi. Il 14 gennaio ci sarà un incontro con Andrea Addobbati che parlerà di "Modigliani e la comunità ebraica livornese". Saranno trattate in seguito anche la musica al tempo di Modì, l'incidenza di droga e alcol sulla sua arte, il problema delle teste false. «A questo proposito ci sono state anche polemiche durante un incontro, che alla fine sono riuscite a vivacizzare la conferenza», aggiunge sorridendo Bracci Torsi. Insomma una vera full immersion nel livornese, che questa mostra restituisce nella sua autenticità, dopo la celebre beffa del 1984 con la scia di mortificazioni, frustrazioni, querele. Modigliani torna ad essere quello che era, un grande artista nato a Livorno e cresciuto a Parigi. Uno scultore innanzi tutto: e lo dimostra Tête de femme (Testa di donna), una rara scultura del 1912, intagliata in pietra, levigata ed elegante. Rara, perché ne sono rimaste solo 25 in pietra, legno e marmo, eseguite tra il 1909 e il 1914. Ma in grado di rivelarne la poetica: una visione architettonica della scultura, influenzata dall'amico Brancusi, da scultori gotici senesi come Tino da Camaino e dalle maschere Baule, della Costa d'Avorio. Uno scultore mancato però, o non cresciuto, perché a causa delle polveri di pietre e marmi che si sprigionavano dallo scalpello e minavano i suoi polmoni già malati, ha dovuto smettere e dedicarsi in prevalenza alla pittura e al disegno. Ed ecco allora il pittore dai colli lunghi e i colori pastello, gli azzurri, il rosa intenso nudi. Figure solide, ben costruite, vere e proprie sculture dipinte, e in questo senso legate alla tradizione toscana, aggiornata sulla pittura di Cézanne, Picasso e di tanti altri contemporanei attivi a Parigi. Una pittura originale, riconoscibilissima. E bastano ritratti come quello di Paul Guillaume del 1915 o di Gaston Modot del 1918 per testimoniare quanto fosse capace di indagare caratteri e psicologie ed esprimerli con decise ed essenziali pennellate. Merito della rassegna è anche quello di avvicinare con apparati fotografici alla vita e al mondo reale dell'artista. Non più leggenda, ma verità: Amedeo nel suo atelier nel 1915 fotografato da Paul Guillaume, con il suo abito di velluto liso e sgualcito, ma negli occhi la visione del bello, la speranza, il futuro. Le sue donne, amiche e amanti, i luoghi, molti riportati nel catalogo (Skira-Centre Pompidou), lo studio livornese di Gino Romiti, le piazze parigine, le varie case e atelier della città francese, i volti veri degli amici, gli allestimenti di mostre cui Modigliani ha partecipato. E, ancora, quella famosa trattoria Chez Rosalie dove l'artista infreddolito si accontentava di due acciughe o una omelette.