Decine di pullman pieni di turisti, perlopiù asiatici, delusi per avere trovato gli scavi archeologici di Pompei chiusi, qualche selfie davanti ai cancelli sbarrati. Sono loro che hanno smentito nei fatti il ministro Franceschini. Oltre duemila visitatori. Napoli. «Inutile tenere aperti gli Scavi a Capodanno, arrivano pochi turisti». Il ministro Dario Franceschini è stato smentito dalla realtà. Da quei circa duemila turisti che ieri mattina sono scesi dai loro pullman e hanno trovato i cancelli dell'area archeologica di Pompei chiusi. Qualcuno si è arrabbiato, qualcun altro ha chiesto di poter fare comunque una passeggiata intorno alle inferriate di cinta del sito per sbirciare oltre. Molti altri hanno fatto dei selfie con le rovine alle spalle per poter dire: io sono stato a Pompei. Ma chissà se avranno il coraggio di raccontare ai loro amici che la città romana sepolta duemila anni fa dalla lava del Vesuvio non l'hanno vista. E tutto perché il ministero dei Beni culturali nelle settimane scorse è sceso a patti con i sindacati. Ma gli oltre trenta pullman turistici arrivati ieri mattina davanti agli Scavi e rimandati indietro hanno fatto esplodere il web di commenti e accuse. E stavolta ad uscirne malconcio è proprio il ministro. Che dopo le polemiche del 25 dicembre, altra giornata in cui gli Scavi rimasero chiusi, disse: «Polemiche estemporanee. E' una scelta presa con i sindacati e dettata da ragioni di buona amministrazione, dopo aver valutato i dati dell'affluenza». E rese note le cifre: il 25 dicembre del 2013 sono state registrate in tutto 827 persone. Solo qualche turista in più, 889, il 25 dicembre del 2012. Secondo il ministero capodanno non ha mai brillato per biglietti staccati. In tutto 2.350 visitatori nel 2014 e 2.835 nel 2013. «Presenze di fatto troppo contenute rispetto alla media di altri più normali festivi, tali comunque da non giustificare i costi di un'apertura straordinaria». Sarà. Ma la tesi non convince. Il problema non è solo di visitatori, ma anche e soprattutto di immagine. Quella che a Franceschini era stata tanto cara durante il braccio di ferro con i sindacati sulle assemblee che costringevano il sito a chiudere i battenti. «Pompei rappresenta l'Italia. I turisti davanti ai cancelli chiusi sono un danno incalcolabile per il Paese», tuonò. E ora. Facciamo un po' di conti. Trenta bus turistici con una media di 50 passeggeri, fanno millecinquecento turisti. Molti altri sono arrivati su minibus provenienti direttamente da Napoli dove in porto era attraccata una grossa nave da crociera. Sono i visitatori che si sono mossi in base a pacchetti già acquistati da tempo. Beffati. Molti altri hanno disdetto la visita in tempo. Testimone di quanto accaduto ieri mattina Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio Patrimonio culturale. «Dopo quello che ho visto - racconta - fuori l'area archeologica di Pompei ribadisco che chiudere gli scavi a Natale e Capodanno è stato inopportuno e che si è persa un'occasione. Le ragioni che hanno indotto il ministro Franceschini sono state clamorosamente smentite. Si era raggiunto anni addietro uno storico accordo con i sindacati e non confermarlo ha comportato la perdita di un prezioso credito per l''Italia e per un territorio di crisi come quello vesuviano. Inoltre lo stop è stato comunicato solo due giorni prima di Natale, mentre Pompei viene visitata da turisti che accorrono da ogni parte del mondo e programmano cosa fare con largo anticipo». Poi la proposta: «Sarebbe stato meglio puntare, magari con una domenica gratis in meno, su una peculiarità di Pompei rispetto ad altri musei nazionali, come proposta strategica di promozione con cui incrementare flussi e permettere al territorio di avere ricadute positive in termini economici».