Pierre-Alain Croset: «Li convincerò anche ad investire sulla nostra Pinacoteca» Pierre-Alain Croset oggi parte per Suzhou. Il ritorno a Brescia tra tre anni, forse: il docente del Politecnico di Torino ma vive in città da vent'anni è il nuovo direttore del dipartimento di architettura della Xi'an Jiaotong-Liverpool University, la prima università internazionale della Cina. Per l'architetto Croset la sfida è doppia: «Convincerò i cinesi a investire nella Pinacoteca di Brescia». I giardini dei generali in pensione e i turisti seduti a bordo piscina. Le promesse di Mao, i tutti ricchi allo stesso modo e i villaggi dei contadini senza più ricordi. Gli ultimi hutong. Lo Yuan, cash. «Me ne vado, ma cercherò un fundraising per la Pinacoteca: i cinesi potrebbero dare alla Loggia 2 milioni di euro, faccio due conti a caso». Biglietto al check in e passaporto, prego: Pierre-Alain Croset oggi parte per Suzhou, la Venezia d'Oriente a cui Marco Polo dedicò più di qualche riga, nel suo diario. Il ritorno a Brescia tra tre anni, forse: il docente del Politecnico di Torino - ma vive in città da vent'anni - è il nuovo direttore del dipartimento di architettura della Xi'an Jiaotong-Liverpool University, la prima università internazionale della Cina. «Ho partecipato a un concorso». Un no, grazie non era previsto: «È un ateneo indipendente: l'80 per cento dei professori è straniero, cosa rarissima in un Paese comunista in cui chi non è iscritto al partito non decide nulla, e puntiamo ad avere parecchi allievi europei. La nostra missione è la ricerca: stile anglosassone. Ho preso un'aspettativa da Torino: con il rettore e i colleghi siamo in ottimi rapporti, non escludo collaborazioni. Del resto, porto i miei studenti in Cina da 12 anni, per degli scambi». In città lascia due figli, Francois e Paola «io e mia moglie Chiara Rovetta verremo a trovarli spesso» e una promessa: «A Luigi Di Corato, direttore di Brescia Musei, ho detto che farò il possibile per trovare cinesi che investano nella Pinacoteca: adorano l'Italia, e questa non è una notizia». Dovesse portarli qui, sarebbe facile convincerli a sganciare: un tempo erano i signori Brambilla, a investire in Oriente. Adesso il contrario: «Non dobbiamo farci colonizzare, ma per Brescia i cinesi abbienti sono una possibilità di rilancio». L'idea: «Con l'università cerchiamo partner europei: uno scambio di materie e matricole. Potrei portare in città studenti cinesi». Chi lascia l'Oriente per il Vecchio Continente ha conti correnti a tanti zeri: oltre ai libri, gli ospiti porterebbero le loro famiglie ricche. «E basta un progetto come quello della Pinacoteca per convincerle a investire». Il dizionario cinese lo dovrà aprire a pagina uno, Croset: «Non conosco la lingua, la imparerò». Ha la cartina in tasca: a Sunzhou, 7 milioni di abitanti, Marco Polo cercava la seta e trovò i fiori di loto. La città è piena di giardini, alcuni patrimoni dell'Unesco, e canali modella Venezia. Fuori, villaggi contadini diventati club mediterranee: gli uomini di Mao hanno fatto i soldi e iniziato a distruggere templi, icone, hutong. «Con il boom sono arrivate le periferie: palazzi vuoti su cui hanno speculato i ricchi, città trasformate in centri commerciali, metropoli senza identità» dice Croset. Pagode di cemento, decori prefabbricati e luoghi di culto che copiano e incollano Disneyland. «Ma i cinesi si stanno rendendo conto della loro furia distruttiva. C'è una generazione di giovani e brillanti architetti che ha smesso di scimmiottare l'Europa: sono tornati alla tradizione, reinterpretandola in senso moderno, intelligente. La nostra sfida, all'università, sarà ricercare l'identità perduta della Cina». Lezione numero uno: restauro. «Non si può colare cemento ovunque: bisogna tornare alle tecniche e alle mani degli artigiani». Il Pritzker Prize Wang Shu ha costruito musei con i mattoni di villaggi distrutti: «Nel nostro dipartimento, proporremo piccoli progetti pilota per recuperare templi abbandonati, città decrepite, fabbriche vuote: un lavoro di architetti, urbanisti e sociologi. In Cina, appena c'è una good practice, una buona idea, la copiano subito: hanno menti veloci, che sanno abbandonare i cliché e le idee stantie senza rimorsi. Dobbiamo solo trovare un sindaco giovane e immune alle mode dei club mediterranee che ci segua. L'Unesco punta parecchio su questi progetti». La lezione numero due, ai suoi allievi, sarà il senso critico: «Gli studenti cinesi sono estremamente disciplinati, hanno una memoria pazzesca e un senso confuciano della gerarchia - dice Croset -. Per loro, dalle bocche del professore esce la verità assoluta: è la persona con le risposte. Hanno paura di sbagliare e di essere puniti. Sono competitivi in modo feroce e preparatissimi, ma privi del senso critico europeo. Alle loro domande, risponderò con altre domande».
Brescia. L'architetto che insegnerà ai cinesi
Pierre-Alain Croset, docente del Politecnico di Torino e direttore del dipartimento di architettura della Xi'an Jiaotong-Liverpool University, è partito per Suzhou, una città della Cina, per un lavoro. Il suo compito è quello di convincere i cinesi a investire nella Pinacoteca di Brescia. Croset ha partecipato a un concorso per il ruolo e ha ottenuto il posto. L'università è indipendente e l'80% dei professori è straniero. La missione è la ricerca e lo stile è anglosassone. Croset porterà i suoi studenti in Cina da 12 anni per degli scambi. Ha promesso a Luigi Di Corato, direttore di Brescia Musei, di trovare cinesi che investano nella Pinacoteca.
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