Credo che al Comune di Roma, quale che sia l'amministrazione, quando c'è da scaricare qualche oggetto ingombrante in un'area vicina al Centro storico, non vi siano dubbi: Villa Borghese, il più bel parco di Roma. Una centrale elettrica per la metropolitana? «E che ce vo', la mettemo tra il viale Conte Bernadotte e il viale Madama Letizia». Ed eccola lì, sul prato, con cemento e inferriate che nessuno ha coperto. Una stazione di scambio tra metropolitana e ferrovia Roma Nord? Che c'è di meglio dell'area a pochi metri dai propilei neoclassici del Canina, anche se ci sono degli alberi secolari da buttare giù? Un grande parcheggio sotterraneo a venti metri dall'antica Porta Pinciana che fa emergere escrescenze cementizie in mezzo allo storico galoppatoio dove Mussolini e Bottai cavalcavano felici? Un teatro elisabettiano a poca distanza da Piazza di Siena dove oltretutto l'antico prato è stato sostituito da una pavimentazione di sabbia? Non c'è problema. E meno male che il parcheggio sotto il Pincio si è potuto evitare grazie a una levata di scudi degli ambientalisti. Ora è venuta la volta delle stalle per le 38 botticelle sfrattate da Testaccio. Come denunciano tutte le associazioni animaliste ecco i 121 box, con immancabili piattaforme di cemento armato, letamai e altro presso il viale delle Magnolie, che, ancora una volta, eroderanno il prezioso patrimonio vegetale del Parco. Sento già le controdeduzioni: «Ma qui non c'è nessun albero da abbattere, solo un prato come tanti». Vorrei invitare questi sostenitori del calcestruzzo ad andare, tra poche settimane, sui prati della Valle del Graziano, quella dove da anni seguo e disegno la flora spontanea. Oltre alle onnipresenti pratoline, i crochi rosati, ranuncoli favagelli dalle corolle lustre e dorate, bianchi fiori di latte di gallina, veroniche celesti, aglio trigono bianco e aromatico, gerani selvatici rosa e stupendi piccoli preziosi anemoni rosso fuoco dal cuore blu scuro assieme alle malve e alle minute calendule arancione. Ma non più le orchidee selvatiche che pittori come Enrico Coleman disegnarono a Villa Borghese ai primi del '900. Così, a poco a poco, non solo gli alberi dispensatori di ossigeno, ma anche i prati ricchi di biodiversità e di bellezza, cedono il posto al cemento e alla calcina. Per rafforzare la tirata contro le costruzioni nei parchi, voglio ricordare che, oltre alla biodiversità di cui sopra, il verde delle città italiane assorbe 12 milioni di tonnellate annue di CO2, quasi il 3 delle emissioni totali. Non poco in una città che vanta il record europeo di auto a persona.