Il sindaco punta sul turismo «Vera risorsa» Strategia. Il sindaco Andreatta scommette sul turismo «Trento è stata, è e continuerà ad essere una città storica, d'arte e turistica». A pochi mesi dalla conclusione del suo mandato, il sindaco Andreatta parla del futuro del capoluogo. «Dovremo puntare dice sul turismo culturale, sportivo ed enogastronomico». "Un bilancio su questi sei anni? Con questa domanda mi coglie in contropiede perché i bilanci di solito si fanno alla fine». Alessandro Andreatta era pronto per rispondere a molte domande ma non pensava di dover già tirare le somme della sua consiliatura a margine del tradizionale incontro di fine anno con la stampa. Uno, forse due mesi ancora e poi il sindaco di Trento dovrà stendere il nuovo programma per la campagna elettorale che porterà al voto in maggio. Un lavoro diverso rispetto al 2009, quando si trovò «a elaborare una proposta da solo, integrata solamente in un secondo momento con le idee arrivate dalle altre forze politiche della coalizione». L'intenzione per il 2015 è di procedere in un altro modo, filtrando più che aggiungendo, ragione per la quale ha già «stimolato i partiti affinché elaborino delle proposte specifiche ma soprattutto una propria visione complessiva della città». Da qui a marzo, sindaco, c'è ancora tempo per alcuni interventi. Cosa dovrete e cosa vorrebbe fare? «Tra le cose più importanti c'è il passaggio sull'Imis, la tassa unica: un vantaggio per il cittadino perché sarà tutto più chiaro e semplice. Avrei voluto che scattasse nel 2016 però va bene lo stesso. Febbraio sarà il mese del bilancio: era pronto a metà ottobre, ma abbiamo dovuto aspettare l'Imis e, prima, la finanziaria della Provincia. Mi preme invece realizzare il nuovo piano della Protezione civile, che credo sarà pronto per l'approdo in Aula ad inizio marzo, e riuscire a varare il regolamento delle circoscrizioni. Ma ci sono almeno altri quindici o venti interventi». Di quello che invece siete riusciti a realizzare, di cosa va più orgoglioso e di cosa invece si rammarica? «Molto di quanto era contenuto nel programma l'abbiamo realizzato e, devo dire, con un certo equilibrio. Abbiamo lavorato molto sulle scuole, dal nido alle medie: opere nuove poche, ma ristrutturazioni tante. Sono orgoglioso della politica patrimoniale perché siamo rientrati in edifici di proprietà e anche degli interventi sui parchi e sull'arredo urbano. Non provo molto rammarico anche se forse avremmo potuto essere più radicali sulla partita del decentramento, mi sarebbe piaciuto poter testare almeno una micro area e poi a volte abbiamo avuto difficoltà a scegliere, ad esempio sul piano della mobilità: avevo molte idee, sogni che riguardano il collegamento nord-sud della città, quello con Povo e con il Bondone che potrebbe far decollare la montagna. Spero siano ancora fattibili». Dopo il passato e il presente, rivolga lo sguardo al futuro. Quale sarà quello di Trento? «Trento è stata, è e continuerà ad essere una citta storica, una città d'arte e una città turistica: nel 2013 sono arrivati oltre 980.000 visitatori, quest'anno credo abbiamo superato il milione. Ma questo futuro è legato all'ambiente, a un'agricoltura riorganizzata in modo da essere capace di parlare con i turisti, e a quell'università che ci ha già permesso di sprovincializzarci. Dovremo seguire quella crescita clamorosa che stanno avendo il turismo culturale, enogastronomico e sportivo». Ha citato l'università. Spesso il rapporto della città con gli studenti è stato conflittuale. Quest'anno è stata istituita la consulta che ne porterà una rappresentanza all'interno del consiglio comunale, ma quanto può rappresentare uno strumento di confronto? «È una possibilità in più per rispondere alle loro esigenze ma dipenderà come sempre dalle persone. Ho registrato un'evoluzione della relazione in questi anni: inizialmente la città provava un rifiuto rispetto all'università, poi ha attraversato una fase di indifferenza ma adesso finalmente è arrivata la consapevolezza dell'arricchimento che può rappresentare, non solo dal punto di vista economico ma anche culturale. Forse si può scommettere di più su qualche locale dedicato ai giovani. Io sono disponibile a valutare idee innovative». In futuro, però, ci saranno a disposizione sempre meno risorse. Un aspetto con cui vi dovete confrontare quotidianamente ma che non rischia, forse, di appiattire la discussione politica? «Le risorse sono al lumicino: quando sono arrivato, nel 2009, avevo a disposizione 69 milioni di euro per le spese di investimento; nel bilancio del 20015 sono 25. Devo fare i conti con questo, evitando gli sprechi e investendo dove sono certo che ci sarà una ricaduta per la comunità. Però a me piace anche sognare, sono uno che vorrebbe avere una visione. Allora bisogna riuscire a sognare sulle cose che costano meno e rendono di più. Ecco perché credo nelle smart city, perché valorizzano la tecnologia mettendola al servizio delle persone, soprattutto di quelle che hanno più difficoltà». Un aspetto, quello delle risorse, che coinvolge il rapporto con la Provincia. Come è cambiato nel passaggio da Lorenzo Dellai a Ugo Rossi? «A Dellai mi lega da anni un rapporto di stima e amicizia che ci consentiva di dircene anche di santa ragione. Con Rossi il confronto è appena iniziato ma ci incontriamo spesso. Il rapporto è buono e io l'ho sempre sostenuto. Può sembrare che a turno ognuno ceda qualcosa, ma in realtà le nostre decisioni sono quasi sempre il risultato di una sintesi». Le difficoltà della politica di oggi vanno oltre la gestione della cosa pubblica. I partiti sono in crisi e la credibilità dei politici è ai minimi storici. Come se ne esce? «La credibilità della politica è la credibilità dei politici. Esiste una serie di caratteristiche che chi si candida dovrebbe possedere: la precondizione è l'onestà, a cui seguono la passione, le competenze, la disponibilità, la generosità e, come diceva Alberto Pacher, tanta capacità di ascolto e tantissima pazienza. La politica di una volta, quella raccontata da "La Democrazia cristiana in Trentino" di Paolo Piccoli e Armando Vadagnini, sceglieva i candidati con grande attenzione. Si faceva vita di partito e si conoscevano bene le persone. Oggi non si fa più sintesi, non si esce più da un incontro di partito con la volontà di portare avanti una decisione in maniera compatta». C'è chi ha criticato la sua capacità di prendere delle decisioni e assumere una posizione forte. Cosa risponde loro? «Non certo in maggioranza, dove spesso tuono. Controbatto agli assessori, ai membri della maggioranza e a chiunque esprima una posizione per me immotivata, ma allo stesso tempo, però, devo stare attento a non tirare troppo la corda. Il sindaco è il garante politico della maggioranza, devo cercare di fare in modo di far convergere sempre più partiti possibili. Il valore della coalizione vale più del singolo partito: se stiamo insieme e le cose vanno bene, quella positività ricade su tutti».