Da Milano in arrivo un finanziamento da 300 mila euro Il museo di Salò scrive un nuovo, importante capitolo. Il progetto denominato «Dall'abbandono al Mu.Sa» presentato dal Comune di Salò alla Regione Lombardia, è stato infatti premiato con un lusinghiero terzo posto fra gli oltre 200 pervenuti. Un risultato che si traduce in un finanziamento di 300 mila ero, a fronte di un investimento complessivo che supera il milione. Un risultato in linea con una filosofia amministrativa che intende portare avanti progetti che vadano oltre i pochi mesi di Expo, pur facendo di quell'evento imparagonabile una vetrina in cui esporre realtà permanenti. Ed è stato proprio questo uno dei punti di forza di un progetto messo a punto da uno staff composto da Flavio Casali, dirigente dell'Ufficio Cultura e Servizi Sociali, Barbara Ghizzi, responsabile dell'Ufficio Urbanistica, e Alessandro Tonacci, già presidente della Biblioteca comunale e curatore nell'ultimo anno di altri due progetti legati a iniziative della Biblioteca, finanziati con 16 mila euro. Il progetto del Mu.Sa si inserisce in un contesto che integra l'allestimento del Museo, che dal 1 maggio esporrà collezioni attualmente dislocate su più sedi e non sempre di facile accessibilità. «Vogliamo proporre l'immagine di un museo moderno e dinamico spiega Casali che si comporrà anche di chioschi multimediali dotati di touch-screen sparsi nel centro cittadino con apposite installazioni, oltre che di applicazioni QR per smartphone. La vocazione turistica di Salò trova rispondenza in questo progetto con un multilinguismo con quale, nei chioschi interattivi, ogni ospite proveniente dall'Estero potrà essere informato su tutto. La stessa attenzione è riservata alle varie disabilità motorie, auditive, visive, attraverso percorsi specifici e apparati tecnologici a loro dedicati. Altra attenzione specifica sarà quella nei confronti delle diverse fasce d'età, con app ed eventi specifici che troveranno collocazione nel complesso di Santa Giustina». Una iniziativa che non intende restare confinata nelle mura salodiane, ma allargare il raggio ai territori limitrofi, come spiega Tonacci: «L'integrazione culturale cui miriamo vede il coinvolgimento dell'intero territorio e valsabbino attraverso una serie di rimandi e proposte di visite alle diverse realtà presenti: dal Vittoriale degli Italiani al Museo della Carta e la Valle delle Cartiere, alla limonaia di Prà de la Fam a Tignale, oltre alla Fondazione Ugo da Como e la Rocca di Lonato, ma anche le ville romane di Toscolano, Desenzano e Sirmione, i musei archeologici di Gavardo e Desenzano, quelli del lavoro della Valsabbia e i parchi e giardini botanici gardesani». L'allestimento del progetto è curato dall'architetto museografico Giovanni Tortelli che, con la supervisione dell'architetto Anna Gatti dell'ufficio tecnico comunale, ha coordinato una task force di studiosi ed esperti. E non si dica più che su «quel ramo del lago» di Garda non si pensa alla cultura.