Quale 2014 si lascia alle spalle Roma? Obbligatorio partire da uno slogan che ha modificato la stessa percezione di Roma, «La grande bellezza», il film di Paolo Sorrentino che il 4 marzo 2014 si è portato a casa l'Oscar come migliore film straniero. Da anni la nostra città non aveva un film così intensamente figlio delle sue viscere, del suo incanto e insieme delle sue miserie umane, della sua indecente sporcizia materiale e soprattutto etica. Sorrentino fotografa Roma esattamente com'è. Perché lo abbiamo capito tutti, questo vertiginoso splendore che ci circonda è un clamoroso alibi per nascondere il marcio in cui la Capitale annaspa. E sarebbe facile cavarsela citando l'orrore di un traffico ingovernabile, l'assenza di un sistema almeno decente di servizio di trasporto pubblico, la continua emergenza della raccolta dei rifiuti (ne sanno qualcosa i maiali dell'agro vicino a Boccea, fotografati a più riprese mentre grufolano tra sacchetti aperti accanto ai cassonetti), un combinato disposto che «incattivisce» e abbrutisce i romani rendendoli estranei a quel rispetto delle regole comune alle grandi capitali europee. Sarebbe troppo poco. Perché il 2014, in stridente contrasto con la vittoria dell'Oscar ma in perfetta sintonia con l'analisi ultima del film, è stato l'anno della Cupola mafiosa romana. Conosciamo ormai nei dettagli tutto: gli arresti, soprattutto la scoperta di quel «mondo di mezzo», a metà tra la legalità e il crimine, capace di dialogare con entrambi, di mettere le mani (e detenere il potere economico reale) un po' su tutto, dagli appalti di qualsiasi tipo e genere ai rifiuti, addirittura ai flussi degli immigrati (una speculazione inaudita, questa sugli «ultimi», che da sola indica un'amoralità inedita e crudelissima). Il vortice ha coinvolto destra e sinistra, ricordando (rieccoci alla «grande bellezza») come a Roma il «mondo di mezzo» fosse da tempo inconsciamente assimilato da molti romani, figuriamoci quanto può contare il dettaglio dell'appartenenza politica. Sono stati tanti, i lettori, nelle ore degli arresti e della rivelazione della Cupola, a scriverci per niente stupiti: «Ma non lo avevate capito che tutti gli affari erano pilotati? Che tutto funzionava così?». La percezione era dettata dall'istinto, dalla semplice osservazione della realtà. Dal vedere improvvisamente ripartire in pochi giorni un mega-cantiere bloccato da tempo perché le volumetrie erano eccessive e perché c'erano di mezzo due palazzine storicizzate (parliamo di via Innocenzo X) e perché il quartiere si era mobilitato. Il prodotto politico della vicenda è l'imprevista resurrezione politica di Ignazio Marino (altro dato del 2014), abbandonato da larga parte del Pd fino a pochi giorni prima degli arresti e diventato inamovibile nel giro di una manciata di ore, proprio per il suo essere estraneo ai giri frequentati dal «mondo di mezzo». Per il suo essere «marziano». Un difetto che diventa pregio. Tipico meccanismo romano. Ma il 2014 è anche l'anno in cui Roma (sempre per contrappasso e per controspinta) subito dopo la Cupola ha giocato la carta della candidatura alle Olimpiadi 2024, quindi 64 anni dopo quelle indimenticate del 1960, anno unanimemente indicato dagli storici di Roma come il trampolino da cui la Capitale spiccò il salto verso la contemporaneità lasciandosi alle spalle il crollo del fascismo e il dopoguerra. Potrà la candidatura cancellare questa nostra Roma caotica, invivibile, spesso quasi «inservibile»? Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è sceso in campo: «Non ci faremo fermare dai ladri». Molto chiaro il meccanismo: progetto Olimpiadi come antidoto al «mondo di mezzo», alla Cupola mafiosa romana. E infine questo 2014 ha un altro simbolo: la crisi di AltaRoma, sgorgata dal disastro economico del Campidoglio. Il Comune di Roma non ha più soldi (il sindaco Ignazio Marino ha annunciato che il Campidoglio uscirà da tutte le attività non strettamente strategiche), non c'è più la Provincia come socio, gli unici a sostenere l'organismo che organizza le sfilate di moda a Roma sono la regione e la Camera di commercio. E qui, non è un gioco retorico, rieccoci alla «Grande bellezza», alla contraddizione in termini tra una Capitale che vive e prospera mostrando se stessa (col turismo) ma non riesce a tenere in vita una parte essenziale di quell'identità. Cioè la moda, la creatività. Ecco, è tutto qui il 2014. Una Roma che pensa di essere ciò che purtroppo non è: una grande Capitale.
Roma. La capitale di mezzo
Il 2014 è stato un anno difficile per Roma. Il film "La grande bellezza" di Paolo Sorrentino ha vinto l'Oscar come migliore film straniero, ma il film stesso ha mostrato la realtà della città, con la sua sporcizia materiale e etica. L'anno è stato anche caratterizzato dalla scoperta di una "Cupola mafiosa" romana, con arresti e scoperte di un mondo di mezzo tra la legalità e il crimine. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha lanciato la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024 come antidoto al mondo di mezzo. Inoltre, la crisi economica del Campidoglio ha messo in discussione la sostenibilità della città.
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