Un provvedimento irrituale, che non presenta i requisiti di validità, non contiene la descrizione dei fatti addebitati, non fissa un limite temporale. Un provvedimento da stracciare all'istante. Non lascia margini la sentenza del giudice del lavoro di Siracusa, Anna Guglielmino, che ha accolto in pieno il ricorso presentato da Beatrice Basile stabilendo che la Sovrintendente deve tornare alla sua scrivania di piazza Duomo. Beatrice Basile la sentenza l'ha trovata sotto l'albero. Il giorno della vigilia di Natale il giudice del lavoro ha infatti ordinato «alla Regione Siciliana, assessorato dei Beni culturali e dell'identità siciliana di riassegnare a Beatrice Basile all'incarico già conferito di dirigente responsabile della Sovrintendenza per i Beni culturali di Siracusa sino alla scadenza del contratto di incarico». «Non ho parlato quando avevo qualcosa da dire, di sicuro non lo faccio adesso», ha detto Beatrice Basile. Ma la sentenza certamente fa parlare. «Il provvedimento di sospensione cautelativa, in data 3 settembre - spiega il giudice - non presenta i prescritti requisitivi di validità, poiché non contiene alcuna specifica descrizione dei fatti addebitati al dirigente né il limite temporale della sua durata, stabilito dalla disposizione citata in 30 giorni. È evidente che il semplice richiamo del contenuto della relazione ispettiva del 6 agosto, che fa riferimento peraltro a fatti diversi, non è sufficiente a integrare il requisito della specificità, con la necessaria individuazione e descrizione dei fatti addebitati nella loro materialità. La mancata indicazione della durata della sospensione, da contenere nel limite indicato di 30 giorni è peraltro da sola sufficiente a invalidare il provvedimento». Per questo la domanda di reintregra nella posizione lavorativa ricoperta «precedentemente provvedimento di sospensione è meritevole di accoglimento». «Insomma - dice Corrado Giuliano che ha rappresentato nel procedimento Legambiente - il provvedimento di sospensione mancava dei requisiti di validità e giuridicità, non conteneva alcuna descrizione dei fatti contestati. Siamo in una situazione di opacità totale sulle possibili contestazioni, ma nel frattempo si è proceduto con la sospensione. È chiaro a questo punto che è stata una decapitazione di carattere squisitamente politico di cui si fa carico il direttore generale. L'ispezione di agosto (relativa alla realizzazione di una piscina nella villa dell'ex assessore Sgarlata, ndr) voleva essere il mezzo per trovare la prova per cui la Basile doveva essere allontanata dal servizio, ma non è stata sufficiente a integrare la specificità dei fatti addebitati. Insomma non le è stato contestato nulla. A questo punto va immediatamente reintegrata Basile, la Regione non può fare altro, sollevando dall'incarico Rizzuto. Questo rappresenta la speranza di ricostruire una SOpRINTENDENZA efficace, di garanzia, che si è cercato dalle parti politiche di mettere in discussione». Ancora più dura la presa di posizione dei Verdi che da subito hanno sostenuto Basile. «Una sentenza - dice il coordinatore provinciale Peppe Patti - che finalmente pone un punto fermo in una vicenda che abbiamo seguito dal primo momento denunciando all'opinione pubblica lo scempio che questa amministrazione regionale sta compiendo nei confronti della tutela del patrimonio paesaggistico regionale e nella fatti specie siracusano. Siamo sempre più convinti che sia stato utilizzato il cosiddetto "Metodo Boffo" nei confronti della dottoressa Beatrice Basile con l'assurda vicenda della piscina dell'ex assessore Sgarlata». E adesso i Verdi passano al contrattacco chiedendo la rimozione del dirigente che ha firmato il decreto di sospensione del Sovrintendente di Siracusa. «Per manifesta incapacità amministrativa - dice Patti - il direttore generale deve essere rimosso dal suo incarico». 30122014
SICILIA - Il giudice dà ragione a Basile Torni a fare il Soprintendente
La sentenza del giudice del lavoro di Siracusa ha accolto il ricorso di Beatrice Basile, Sovrintendente per i Beni culturali di Siracusa, che era stata sospesa dall'incarico per un provvedimento di sospensione cautelativa. Il provvedimento non presentava i requisiti di validità e non conteneva alcuna descrizione dei fatti addebitati. La sentenza stabilisce che la sospensione è stata invalidata e che Basile deve essere reintegrata nell'incarico. La Regione Siciliana è stata condannata a reintegrare Basile e a rimuovere il direttore generale che aveva firmato il provvedimento di sospensione.
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