FOTO che offrono la speranza di un ripristino anche nella realtà dei valori storici e architettonici che il recente restauro ha recuperato e che risultano così ben evidenziati nel virtuale. Nel concreto, molti di essi non lo sono affatto: il sipario storico è nascosto in "soffitta" e non viene mostrato manco ai turisti delle visite guidate, che magari si aspettano di poterlo ammirare dal vivo, dopo averlo visto in tante pubblicazioni, cartoline e ora sul sito; l'arredo del palco reale appare "modernizzato" con sedie di plastica dal design postmoderno e ridotte all'anonimato le due "barcacce" ove una targa ricorda che Rossini e Donizetti vi seguivano gli spettacoli, al tempo della loro direzione artistica. Potrebbero apparire osservazioni banali, con i problemi di ben altro peso che incombono, ma che hanno invece la loro importanza: il San Carlo sta per tornare a una gestione ordinaria e più serena e ha la possibilità di mettere l'accento sulla sua unicità, quella d'essere un esempio talmente straordinario di architettura teatrale, da essere trattenuto in proprietà dallo Stato, a differenza di tutti gli altri Teatri lirici attivi, compresi la Scala e La Fenice. È abbastanza recente (17121990) la deliberazione del Demanio, su conforme parere del ministero dei Beni culturali, con cui si rifiuta la cessione del San Carlo al Comune di Napoli «in quanto importante complesso costituente uno dei capolavori del Neoclassico italiano, intimamente legato al Palazzo Reale di cui fa parte». Può dunque essere questo, che altri non hanno, un punto fermo della futura missione del San Carlo, la valorizzazione della sua storicità e del suo valore architettonico, al pari di quelli di cui si discute: i finanziamenti, la qualità e la quantità della produzione, la penetrazione nel tessuto cittadino, nazionale, internazionale. Nel nuovo consiglio che reggerà la Fondazione ci saranno uno o forse due rappresentanti del Mibact e sarebbe coerente se essi avessero mandato specifico di indirizzare (il citato consiglio non sarà più di "amministrazione" ma di "indirizzo") verso il maggior rispetto e il migliore utilizzo del tesoro che l'edificio Teatro rappresenta e delle memorie che conserva. E che sono assolutamente funzionali al raggiungimento dei traguardi che la Fondazione si prefigge nel fundraising, la ricerca dei fondi privati sempre più necessari per una adeguata produttività del Teatro. Anche qui è necessario che il nuovo assetto riesca a esprimere una svolta. Dal sito della Scala apprendiamo che i «soci fondatori privati permanenti» rappresentati in consiglio sono: Fondazione Cariplo, Pirelli, Eni, Fininvest, Generali, Enel, Fondazione Banca Del Monte di Lombardia, Mapei, Banca Popolare di Milano, Telefonica, Tod's. Fondatori «ordinari» Sea, A2A, Intesa San Paolo. Fondatori «emeriti», infine: Milano per La Scala, Assolombarda. Nel sito del San Carlo lo spazio corrispondente è vuoto. Ma tuttora vi si legge nella finestra "I vostri eventi al San Carlo" il triste "affittasi" della Sala storica del Niccolini e del Foyer novecentesco, comparso negli anni bui su iniziativa del dirigente marketing ora in uscita: «Sala storica adatta a rappresentazioni, conferenze, seminari e "naturalmente" concerti, dotata di aria condizionata e Wi-Fi» per la prima. E per il foyer: «Ampio e luminoso salone perfetto per banchetti nuziali, ma anche adatto ad accogliere buffet in piedi, cocktail (sic!) e feste danzanti. Dotato di Wi-Fi». La differenza fra il Teatro di Milano e quello di Napoli è racchiusa qui. Oggi che la legge Bray ha sanato il disavanzo, è giunta l'ora che i prossimi "consiglieri di indirizzo" cambino rotta e volino alto, per cercare di colmare per quanto possibile il raffronto che non opprime soltanto il Teatro, ma l'intera città.