wCABRAS Duemilaottocento anni di silenzio, poi la luce, 40 anni fa,alla quale sono però seguiti quattro decennio di buio. Le polemiche che si levano attorno ai Giganti di Mont'e Prama sembrano voler restituire gli arretrati in termine di clamore alle statue emerse dal Sinis. In questi giorni la questione è il servizio di sorveglianza dell'area di scavo, dove il cantiere delle Università di Cagliari e Sassari e Soprintendenza condurrà i lavori fino a marzo. Da quel punto in avanti, subentrerà il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, secondo un avvicendamento annunciato dal sottosegretario Francesca Barracciu, che dovrebbe partire dal mese di aprile e che ha sollevato reazioni e proteste. Ieri a Mon'e Prama è andata anche la deputata (Pd) Caterina Pes. «Il sito archeologico deve essere salvaguardato con tutti i mezzi possibili ha sottolineato Pes . Per questo motivo apprezzo, oltre al prezioso lavoro della Sovraintendenza archeologica, anche il coinvolgimento appassionato di molti cittadini che hanno deciso, anche in condizioni meteo difficili, di presidiare il sito, testimoniando un importante senso civico e attaccamento al nostro patrimonio culturale». La deputata del Pd, che sulla guardiania del sito archeologico aveva presentato un'interrogazione al Mibact nel mese di settembre, ha infatti incontrato alcuni volontari che hanno trascorso la notte a pochi passi dagli scavi, e ha riscontrato la continua attività del Corpo forestale che assicura costantemente la sua presenza per il controllo dell'area. Qualche giorno fa, intanto, la televisione spagnola Cuatro ha dedicato un ampio speciale alle statue di Mont'e Prama. Nello studio, giganteggiavano, è il caso di dirlo, due riproduzioni dei Giganti, il cui mistero, è stato sondato dalla trasmissione. E sulla gestione della vigilanza e dell'intera campagna di scavi interviene anche l'ex presidente della giunta regionale Ugo Cappellacci, consigliere regionale di Forza Italia. Con accenti critici. «Da adesso inizierà una gestione diretta degli scavi in Sardegna: erano ancora i primi di ottobre quando si rilanciava questo annuncio della sottosegretaria del ministero dei Beni Culturali», ha sostenuto Cappellacci. «Mentre l'anno volge al termine, la presenza del Ministero finora si è manifestata nella sola imposizione di un discutibile silenzio stampa ai veri protagonisti degli scavi, nell'affidamento senza pubblicazione di un bando dei lavori e della valorizzazione del sito ad una cooperativa di Reggio Emilia, ma soprattutto in un'evidente negligenza per quanto riguarda la custodia del sito archeologico» L'esponente azzurro rivolge un invito alla Giunta regionale, affinché chieda «l'immediata convocazione della cabina di regia permanente prevista nel protocollo del 2011, perché non si può restare nella perenne attesa delle decisioni ministeriali. La vicenda dimostra ancora una volta che, se è la Regione a doversi fare carico con risorse proprie delle omissioni del Ministero, che piomba in Sardegna per rivendicare il proprio ruolo ma scompare quando deve assolvere ai propri doveri, allora sarebbe giusto che l'intera gestione dei Beni Culturali diventasse di competenza regionale, ovviamente con il passaggio delle relative risorse»