Da Milano la grande chance per il turismo in un Paese che dimentica i suoi tesori ATTESO come il sangue di San Gennaro, l'Expo, sin dal titolo gnam gnam ("Nutrire il Pianeta"), consacra l'ossessione del cibo spacciato per cultura. Il 2015 sarà tutto un sapore- sapere, degenerazione della bella scoperta dell'Antropologia sul rapporto tra cibo e storia. Ma, partendo da Totò che in Miseria e nobiltà trasformò lo spaghetto nel dio dell'Italia affamata, siamo ormai all'idea che addentare gli spaghetti sia meglio che leggere Dante, che l'identità inglese sia il roast beef, quella tedesca il crauto, che mangiando carne di bisonte si impari si digerisca la storia americana. Se si esclude la mostra su Leonardo, che si prevede felicemente normale nell'Italia dei cretini cognitivi (quelli che la trasgressione è sempre creativa e le volgarità alla Cattelan sono decontestualizzazione), l'Expo appartiene alla categoria dell'Evento, e-ventus, e dunque del movimento d'aria, del "made in Italy" come bolsa retorica in inglese! per marchi venduti e delocalizzati, del marketing dello stupore e dell'instupidire. Non c'è vera politica culturale negli scoppi, nei fuochi fatui, nei poteri speciali, nella proposta di ricoprire il Colosseo per farci le partite della Roma, nel Progetto Grande Pompei sopraffatto dai crolli, dai furti, dagli scioperi, da un mediocre festival della musica, dalla chiusura a Natale e a Capodanno: «Tanto i turisti sono pochi» ha detto il ministro, e nessuno gli ha replicato «appunto, lasciate aperti i musei» nel paese dell'arte museale che, per turismo, è precipitato dal primo al quinto posto in tre anni. In compenso si moltiplicano, per i turisti che non vengono, i costosi cataloghi d'arte, tutti d'autore, una peste manzoniana che devasta le librerie. Sarà un anno di spostamenti d'aria? Abbiamo chiuso il 2014 con una raffica di nomine e un'ennesima Grande Riforma. Sono apprezzabili gli sgravi fiscali ai finanziatori privati (Art Bonus), l'autonomia dei musei, il ridimensionamento delle direzioni regionali, l'Iva al 4 per cento per gli ebook. Ma nel 2015 rischieranno di fallire biblioteche, archivi, teatri di prosa e di lirica... E come si può lasciare il 70 per cento dei beni culturali italiani al ceto parassitario della Regione Sicilia, alla "casta con le sarde"?