Caro Enzo, crescono i segnali di un nuovo antisemitismo in Italia. Giorni fa una docente di geografia, Daniela Santus, è stata contestata all'università di Torino dai centri sociali perché troppo amica di Israele. Il 22 febbraio studenti della facoltà di Scienze politiche a Firenze hanno accolto con insulti l'ambasciatore israeliano Ehud Gol. Episodi analoghi s'erano registrati prima negli atenei di Pisa, Bologna e Roma. Negli stadi e nei siti aumentano gli insulti per la comunità ebraica. Quel brutto vento tira anche in Europa, secondo la denuncia di Beate Winkler, che da Vienna dirige dal 1998 il Centro europeo per il monitoraggio sul razzismo. Dice la Winkler: «Non ci sono violenze, ma aumentano i pregiudizi e oscure paure». «Di queste paure che affiorano dall'inconscio sono un testimone diretto. Da qualche tempo mi capita di sognare di essere in fuga sull'Appennino bolognese, tra i boschi e i sentieri di Pianaccio dove avevo vissuto un periodo da partigiano. Nel sogno non sono solo. E' con me una delle mie nipoti, Rachele, ebrea. La tengo per mano e non la mollo mai. Mi dico tra me e me: "Non è possibile che qui arrivino i nazisti". Tranquillizzo la piccola Rachele: "Stai calma, conosco bene la zona". La tranquillizzo, ma dico una bugia, perché girando trovo un foglio di carta. È un pezzo di giornale scritto in tedesco, segno che loro sono lì vicino... Aggiungo un'altra considerazione: questo nuovo antisemitismo è trasversale. Quello classico, tradizionale, nasce con la destra. Qui invece le contestazioni vengono da autonomi, da centri sociali, dall'estrema sinistra. Mi addolora l'ignoranza di molti giovani (anche se la responsabilità è la nostra, di chi non spiega). I violenti talora giustificano la loro aggressività con critiche nei confronti del governo Sharon. Critiche legittime, che però sarebbe bene far confluire in un confronto civile, democratico: una cosa è dire che si è contro quello o quell'altro politico, un'altra è condannare tutta la comunità di Israele. Altrimenti quelle critiche possono essere un pretesto per innescare un odio irragionevole, che è il carburante dell'antisemitismo: cioè l'odio contro un gruppo, l'odio contro persone che hanno un'altra fede, un'altra religione. Contro persone accusate ingiustamente di tante colpe, ma che hanno alle spalle sei milioni di morti. La malefica combinazione tra l'estrema destra tradizionalista e l'estrema sinistra fanatica è capace di oscurare la memoria e i valori della Resistenza e della Costituzione, di coinvolgere persone che hanno scarso spirito critico mentre i più acculturati si limitano spesso a reazioni tiepide, all'indifferenza quando non addirittura alla rincorsa verso gli estremisti nell'illusione di potersi garantire un'eterna gioventù. Di questo passo l'antisemitismo torna a riprendere il vigore di un tempo non lontano e, come un cancro, si propaga di cellula in cellula». Enzo, in queste parole c'è un riferimento al nazismo e al fascismo. Mussolini era antisemita? «All'inizio non credo, tanto che era stato amante di una critica d'arte e scrittrice ebrea, Margherita Sarfatti. Lo diventa quando deve fare l'alleanza con Hitler. Si adegua alle regole dei camerati nazisti. E partecipa all'orrore dell'Olocausto, come denuncia lo storico Michele Sarfatti nel libro La Shoah in Italia (Einaudi). Ed è così che Fermi (marito di un'ebrea, Laura Capon) e gran parte dell'intelligenza italiana emigra in America». In conclusione, cosa vuoi dire a questi ragazzi che non fanno parlare accademici e diplomatici? «Che il diritto alla parola è sancito dalla Costituzione italiana, prima di tutto. Che la civiltà insegna ad ascoltare le ragioni degli altri. Che intolleranti lo si deve essere contro l'intolleranza. E che la ragione per principio non ce l'ha nessuno. Ce l'aveva uno che è finito in croce, e non mi risulta che i ragazzi italiani abbiano come massima aspirazione quella di dire verità che portano a quelle conseguenze».