SCHIVENOGLIA L'allarme era stato lanciato la scorsa estate da Paola Bulbarelli. In visita per la Bassa terremotata, l'ex assessore regionale alla Casa era passata da Schivenoglia apprendendo del caso Corte Cucca: una corte privata di origine secentesca, in abbandono da anni e inagibile dal 1994, la cui stabilità è stata ulteriormente compromessa dal terremoto. I proprietari chiedono da tempo di poter intervenire per bonificare l'area, togliendo definitivamente ciò che rischia di crollare. Ma l'edificio è vincolato dai Beni culturali. «Non riesco a capire che cosa si voglia salvare disse allora la Bulbarelli la tutela del patrimonio storico è un dovere, ma qui di artistico non c'è nulla, questo è un rudere, un luogo di degrado, pericoloso per l'igiene pubblica e per la sicurezza delle famiglie attorno. Ne parlerò con la Sovrintendenza: le persone sono più importanti dei mattoni». Allora, la Sovrintendenza rispose picche: «A parere di questa Soprintendenza sussistono ancora i margini di recupero e o ripristino per Corte Cucca, pur nelle sue attuali condizioni». E ancora: «Preferiamo le persone che si attivano fattivamente per la conservazione del nostro patrimonio storico ed artistico rispetto a coloro che lasciano che si trasformi per incuria in rudere». Da questo botta e risposta estivo non si è mossa foglia. Fino a lunedì scorso, quando l'intero incartamento con i documenti relativi a Corte Cucca, con le sue problematiche, e la richiesta di togliere il vincolo storico-artistico dalla Corte, è stato depositato dal sindaco di Schivenoglia, Federica Stolfinati, a Milano, dove ha sede la direzione regionale del ministero d ei Beni Culturali. I funzionari del ministero hanno accettato l'incartamento e quindi ora riparte l'attesa di un via libera dalla Sovrintendenza. La proprietà (i fratelli Fila: Giancarlo, Enea e Francesco), incalzata anche dai vicini di casa, insiste nel voler intervenire. «Almeno per togliere i mattoni, e tutte le macerie e l'immondizia che si è accumulata negli anni si sfoga Giancarlo Fila ormai lì dentro è diventato un luogo malsano, c'è sporcizia, ci sono piatte. Del tetto non è rimasto più niente. Le piante crescono fino a sette-otto metri». Ma senza il permesso della Sovrintendenza, non si può fare nulla. Corte Cucca, al momento, rimane ancora fatiscente, cintata e circondata da cartelli che mettono in guarda i passanti dallo stabile pericolante. È proprio di fronte a questa situazione di stallo che è partita una nuova iniziativa per smuovere il fronte dei Beni Culturali