L'architetto Pirzio Biroli racconta il recupero del castello dei Savorgnan: «Può funzionare anche nella città stellata, ma bisogna intervenire subito» PALMANOVA. Brazzacco non è Palmanova. Storie diverse, posizione geografica e dimensioni diverse. Ma c'è un filo importante che lega la collina alla pianura: quello della difesa e della salvaguardia del patrimonio storico, urbanistico e paesaggistico della nostra terra. Un filo legato, con passione, competenza e costanza, dall'architetto Roberto Pirzio Biroli, che ha tenacemente perseguito l'opera di recupero dell'avito castello Savorgnan di Brazzà. Il modello ha funzionato e ora - rispondendo prima di molti altri all'sos - l'architetto lo ha messo a disposizione di Palmanova, concentrandosi in particolare sulla salvezza della cinta muraria progettata da Giulio Savorgnan. Il modello. «Il mio vuole essere una sorta di messaggio di sostegno e di incitamento al Comune di Palmanova - dice Pirzio Biroli -, mirato alla liberazione dalla fin troppo rigogliosa vegetazione che assale i muraglioni della fortezza rischiando di sgretolarli. Il modello, in scala più piccola, c'è ed è quello della mia Brazzacco. Il restauro del castello, originariamente castelliere romano, detto "Braitan", "Bratza" e, nel Mille, "Bratka", in un anno e mezzo dissepolto da avvolgenti e soffocanti tronchi d'edera, da rovi e radici di carpini centenari, da siepi di bosso penetrati nel corsi di pietre dell'intero colle fortificato dai Savorgnan nel X secolo, dimostra che un'opera di questa complessità è possibile». Dalla collina alla pianura. Se dovessimo applicare il modello Brazzacco a Palmanova, come si dovrebbe procedere? «Premetto una cosa secondo me basilare, come ho detto più volte al sindaco Martines nel corso delle mie frequenti visite a Palmanova, anche in veste "segreta" di fotografo, è fondamentale che la tutela di questo monumento nazionale sia affidata al Comune, per molti motivi, di buon senso, rispetto, praticità, logistica, efficacia e tempestività del percorso di recupero. Detto ciò, sono certo che anche nella città stellata sarebbe possibile liberare i bastioni dalle radici degli alberi che stanno indebolendo le strutture murarie del XV secolo e procedere per piccoli interventi di recupero. È possibile sfilare metri e metri di radici dai corsi murari, dai loro basamenti e rispristinare con il metodo dell'anastilosi, conci lapidei, rampe, scalinate, fondazioni di speroni di pietra e quant'altro. Magari il "disboscamento" ci riserverà anche qualche bella sorpresa». A casa di Cora. Un lavoro urgente ma necessariamente preciso, quasi certosino. «È vero, ma siamo di fronte ad un monumento della storia friulana, quanto il più antico maniero di Brazzacco. Qui in collina, si è provveduto in particolare a rimettere in luce per la fruizione pubblica la Casa del Capitano di Antonio Savorgnan di Brazzà della Torre, che nel 1500 promosse la ribellione dei contadini contro i nobili non fedeli a Venezia, zio di quel Luigi Da Porto autore della novella "Giulietta". Si è provveduto a disboscare e restaurare il mastio, già Casa delle merlettaie alla fine del 1800. La fondò Cora Savorgnan di Brazzà come prima scuola di merletti delle 50 costituite poi in Italia. E Cora fu anche la prima restauratrice del castello millenario». Tempi e costanza. Un anno e mezzo, quasi - due per l'intervento. Non male come tempi. Ma quanto lunga è stata l'attesa per poterlo avviare? L'architetto Pirzio Biroli, che gira il mondo come professionista e come docente (è professore alla Donau Universität Krems, in Austria), ha trovato sempre il tempo per seguire un iter estenuante. «È vero - commenta sorridendo -. Un'opera che soltanto alcuni anni fa sembrava irrealizzabile è stata invece portata a termine con successo grazie al contributo regionale del 2010, ottenuto dalla proprietà, che in questo caso rappresenta anche il progettista e il direttore dei lavori, cioé il sottoscritto, dopo pazienti 21 anni di domande alla Regione medesima. Una sinergia, di visione e operativa, che ha naturalmente coinvolto la sede udinese della Soprintendenza per i beni architettonici (l'architetto Carla Rigo ha assicurato una costante assistenza), con la supervisione della Soprintendenza regionale guidata dal dottor Luigi Fozzati (con la collaborazione, nel nostro caso, del geometra Procaccioli). Missione compiuta. Dunque a Brazzacco missione compiuta. Ora tocca a Palmanova, pur in uno scenario diverso. «Guardi - conclude Pirzio Biroli - sono molto contendo di questa mobilitazione attorno a Palmanova. Temevo di essere liquidato come la solita "vox clamantis in deserto", invece le cose stanno andando nella giusta direzione. Gli interventi da fare sono molti e non rinviabili, "infra" ed "extra moenia". Per quel che riguarda la cinta, ho messo a disposizione il modello Brazzacco. Garantisco che funzionerà».
"Modello Brazzacco" per salvare le mura
Riassunto in 200 parole:
L'architetto Roberto Pirzio Biroli racconta il recupero del castello dei Savorgnan a Brazzacco. Il modello di recupero è stato messo a disposizione del Comune di Palmanova per liberare i bastioni dalle radici degli alberi che stanno indebolendo le strutture murarie del XV secolo. L'opera di recupero è stata possibile grazie al contributo regionale del 2010 e ha richiesto 21 anni di domande alla Regione. L'architetto ha lavorato con la Soprintendenza per i beni architettonici e la Soprintendenza regionale per supervisionare l'intervento.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo