CATANIA. Si chiamerà Museo delle migrazioni, non delle emigrazioni, perché sarà il primo in Italia ad accogliere documenti, immagini e storie individuali e collettive non soltanto dei tanti emigranti italiani, ma anche dei popoli del Terzo e Quarto Mondo che sciamano verso il nostro paese e l'Europa. Nasce a Catania col patrocinio scientifico dei ministeri per i Beni culturali e gli Italiani nel mondo, della Fondazione Agnelli, del Pontificio consiglio lateranense, della Niaf, del Rotary Sicilia-Malta quale advisor per i capitali privati. Il progetto è stato presentato ieri al Centro fieristico le Ciminiere durante un seminario con Lina Scalisi (direttore dell'Istituto meridionale di storia e scienze sociali), Peppino Ortoleva (Università di Torino e Mediasfera), Piero Bevilacqua (La Sapienza), Mattia Vitiello (Cnr), Raffaele Lombardo e Gesualdo Campo, presidente e assessore alla cultura della Provincia regionale di Catania che ha voluto patrocinare l'incontro proprio nella settimana della cultura e nella giornata internazionale dei musei. Il Museo delle migrazioni studierà cento anni, tra il 1870 e il 1970, «il secolo - ricorda la professoressa Scalisi - del grande dramma collettivo di oltre 25 milioni di italiani partiti soprattutto dalle regioni meridionali e dalla Sicilia per Stati Uniti, Canada, America latina, un terzo dei quali non ha fatto ritorno». E studierà gli ultimi i vent'anni di un'Italia divenuta paese d'immigrazione di milioni di persone dal Sud del mondo: «Un fenomeno che ha trasformato le società contemporanee merita un'adeguata consapevolezza». Sarà realizzata un'anagrafe dell'emigrazione: nomi, luoghi d'origine e di destinazione, storie e immagini di luoghi e persone, racconti sulla partenza, sul viaggio, sull'accoglienza, sull'inserimento. Un museo-laboratorio, lo definisce il professor Ortoleva, che con Lina Scalisi lavora al progetto e con Maria Teresa Di Marco ne ha preparato il video di presentazione: «Offrirà strumenti agli studiosi, alle scuole, alle associazioni per ricostruire quella storia collegandosi con archivi e banche dati internazionali. Con una forte componente audiovisuale, utile a dare risalto alla documentazione filmica esistente e soprattutto a dare concretezza alle tante storie personali che in questo racconto s'intrecciano». Attento al trauma della partenza, il museo di Catania approfondirà gli esiti dei processi migratori, dando spazio alle esperienze positive, al reciproco arricchimento culturale. «Un aspetto importante e fortemente innovativo - precisa Ortoleva - è lo spazio dedicato a «quel che i migranti portano con sé» e sottolinea che «ogni migrazione comporta, con una richiesta di ospitalità e accoglienza, una meno visibile offerta, non solo di lavoro, ma anche di proprie tradizioni e contributi culturali». Aiuterà a capire e a capirsi, confida Ortoleva: «Un museo come questo può e deve essere uno strumento per dare un senso a fenomeni che sono parte dell'esperienza quotidiana di tutti. Il visitatore avrà l'occasione di mettere a diretto confronto le vicende vissute da chi è arrivato o sta arrivando in Italia in questi anni con le storie dei nostri parenti prossimi o lontani, andati a radicarsi negli Stati Uniti o in Germania, in Argentina o in Australia».