ANCORA una volta i turisti desiderosi di visitare gli Scavi di Pompei hanno trovato chiusi i cancelli di ingresso, anche se stavolta per un accordo nazionale con il ministero. Forse non sono fatti miei, ma non posso ignorare come semplice cittadino, che da molti anni mi chiedo perché gli Scavi di Pompei sono, diciamo così, schiavi delle guide e dei sindacati che li dirigono, i quali ogni volta che ne hanno bisogno o ritengono di averne, si riuniscono in assemblea e centinaia di visitatori restano fuori in attesa o se ne tornano delusi da dove erano venuti. Pur continuando a non essere fatti miei, però, come presidente del Parco nazionale del Vesuvio propongo una domanda: come mai cose del genere non avvengono per la salita al gran cono del Vesuvio che interessa 500 mila visitatori all'anno? La risposta è che le guide sul posto, le quali devono obbligatoriamente accompagnare i visitatori che scelgono di fare l'ascesa al cono, lavorano in autonomia; sono riconosciute dalla Regione e per il loro lavoro ricevono una percentuale del prezzo del biglietto di transito da quota mille in su. È evidente che non hanno alcun interesse a bloccare l'ascesa che bloccherebbe anche gli introiti. Di conseguenza, ancora, se e quando hanno qualche problema ne parlano tra loro e con il Parco con il quale hanno una convenzione senza interferire con le aspettative dei turisti. Sempre ricordando che non sono fatti miei e nella totale ignoranza di quante sono le guide degli Scavi di Pompei e di come sono regolati i rapporti con la Sovrintendenza, mi chiedo: ma se anche loro agissero in autonomia e in convenzione con la Sovraintendenza (tanto a te, tanto a me) non verrebbe meno la tentazione di bloccare l'ingresso per far valere i loro diritti presunti o reali che siano?