MILANESI contro resto del mondo: uno a zero. La buona notizia è che, nel panorama dell'arte, il 2014 ha visto le mostre legate alla storia della città superare quelle di importazione. Il che non corrisponde sempre a un successo di pubblico visto che i soliti noti, Chagall o Van Gogh, restano in testa alle classifiche dei più visitati, con una media di 18mila ingressi la settimana ma testimonia un livello di qualità in crescita. A inizio anno, infatti, è toccato a Piero Manzoni (1933-1963) aprire la cordata dei milanesi doc a Palazzo Reale, al centro di una retrospettiva arrivata in ritardo sul doppio anniversario (nel 2013 ricorrevano gli 80 anni dalla nascita e 50 dalla morte), ma che valeva la pena d'aspettare per la ricchezza di un percorso mozzafiato, coronato dalle famose merde d'artista in scatola e le tele d'ovatta, oltre alle uova sode con l'impronta digitale o le modelle nude con la sua firma sul fondoschiena. Raccontata da Flaminio Gualdoni e Rosalia Pasqualino, la storia di questo genio profetico dell'arte concettuale, si merita l'oscar come miglior protagonista della stagione primaverile. Continuando a giocare in casa, anche l'antologica dedicata a Bernardino Luini (1481 ca.1532), curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, sempre a Palazzo Reale, è stata un omaggio dovuto al maestro leonardesco in voga nella Milano del '500, celebrato da duecento opere allineate con un rigore che ricordava quello di Roberto Longhi e delle mostre filologiche degli anni Cinquanta. Amarcord per specialisti, ma anche per un pubblico amante dei classici intramontabili. Mentre il Castello Sforzesco conquista una menzione speciale per l'esposizione elegante su Luca Beltrami (1854-1933), architetto, critico e giornalista che, a fine Ottocento, sognava per Milano una rivoluzione urbanistica degna del Rinascimento, il premio alla regia va alla Soprintendenza di Brera per essere riuscita ad allestire in Pinacoteca, complice la sponsorizzazione griffata da Armani, un viaggio alla scoperta di Donato Bramante (1444-1514), progettista e pittore di Urbino che fece fortuna alla corte del Moro siglando i cantieri di Santa Maria presso San Satiro, i chiostri di Sant'Ambrogio, la Tribuna delle Grazie. A proposito di mostre self-made, splendida resta quella sulla coppia d'oro degli anni Sessanta, Yves Klein e Lucio Fontana che illumina, anche oggi, piazza Duomo dai finestroni del Novecento e sfoggia curatori milanesi Silvia Bignami e Giorgio Zanchetti alle prese coi misteri celesti di un'arte spaziale. Peccato solo per l'allestimento che costringe a gincane tortuose fra sale e scale mobili. Sul fronte del contemporaneo, una prova di coraggio l'ha vinta, al Pac, Regina José Galindo con le sue performance estreme. Tributo a un'artista di spessore (Leone d'oro a Venezia nel 2005), body artist in salsa latinoamericana, ha smosso le coscienze denunciando la violenza sulle donne in 36 anni di guerra civile in Guatemala. Più onirico il ritratto dedicato dall'Hangar Bicocca a Joan Jonas, pioniera della videoarte che a giugno sarà la regina del Padiglione Usa alla Biennale. Fra le novità museali, si segnala la conversione del Palazzo della Ragione in Palazzo della fotografia, dove gli scatti commoventi di Sebastião Salgado e Walter Bonatti hanno distratto i visitatori dallo stato fatiscente dell'edificio che implora un restauro. Chiudiamo con un ultima nota milanesissima: la personale di Ugo La Pietra prodotta dalla Triennale (senza sponsor) racconta una vita di ricerche radicali, tra arte, design e architettura. Mille opere sdoganano un maestro da aggiungere all'empireo dei grandi. Perché Milano ha molti nuovi eroi da valorizzare e, una volta tanto, lo fa prima dei musei stranieri.